29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2020 alle 16:10:37

Cronaca

Antracket appello al sindaco

Cagnazzo(Casartigiani): combattere criminalità e povertà


TARANTO – «Se la criminalità tarantina è solo questione di disagio sociale e disoccupazione, come affermava l’ex primo cittadino Stefano, allora il problema è che a Taranto è mancata la politica». A parlare è Michele Cagnazzo, Responsabile dell’Ufficio Antiracket “Casartigiani Taranto”.
«Il disagio della città – dichiara Cagnazzo – è sociale perché la sua rivolta contro la povertà non trova canalizzazione politica, non si esprime in un serio progetto politico da perseguire. Perché il consenso che si coagula attorno alla criminalità è anche ribellione contro la disoccupazione e la povertà. Ciò spiega anche la sua diffusività: essa non è più solo segreta criminalità organizzata, ma anche criminalità minorile e infantile. Gli strati sociali più diseredati sono ormai avvinti dal mito criminale. Quindi, il sindaco Melucci è necessario che trovi un progetto politico per rendere sconveniente tale “mito”».
«In una logica di competizione tra territori – osserva il responsabile dell’ufficio antoracket – il territorio privo di un progetto politico è destinato a soccombere. Ma c’è anche un altro aspetto: se Taranto viene lasciata senza un progetto unificante c’è il rischio fondato che, prima o poi, la criminalità di qualsiasi tipo si inserisca per sfruttare la situazione in senso conservatore se non reazionario, è già accaduto troppe volte. È accaduto tutte le volte che movimenti criminali hanno tentato di imporre con la violenza o l’intimidazione benefici per se stessi».
«La lotta alla criminalità – prosegue Cagnazzo – non si fa solo dichiarandosi contro di essa, bisogna mostrare un percorso alternativo. Nelle scuole delle zone a rischio e dappertutto si tratta di mostrare che per accedere al benessere, e, se si vuole, al consumo e al consumismo, non c’è solo la strada della criminalità, ma anche quella della formazione professionale e dell’iniziativa economica. L’esempio della politica è pessimo per i giovani, specie per gli adolescenti e incentiva in loro il convincimento “che vivere rispettando la legge è perfettamente inutile”. Da qui il passo verso l’illegalità, e quindi verso l’illegalità organizzata è breve».
«Dobbiamo far capire ai giovani – conclude l’esponente di Casartigiani – che la democrazia non solo è un bene ma anche una convenienza. Conviene vivere nella legalità perché si vive più a lungo, perché si è più liberi. Un ottimo investimento che potrebbe fare la nuova amministrazione, un Assessorato per le politiche giovanili, forte e deciso. I temi della devianza giovanile legati alla criminalità, ci pongono interrogativi urgenti. I numeri sono troppo inquietanti e ci dicono di una realtà tarantina il cui degrado economico e sociale, si rivela attraverso il massiccio disagio giovanile»

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