Cronaca

All’asta oltre 500 case. Taranto al 12° posto in Italia

Tredici abitazioni valgono tra 300mila ed 1 milione di euro


Cinquecentotrentadue
case all’asta nella provincia
di Taranto.

È questo il
dato “monstre” che emerge
dal Rapporto semestrale sulle
aste immobiliari del Centro
Studi Sogeea, presentato nei
giorni scorsi in Senato.
Le rilevazioni su base regionale
collocano la Puglia al
settimo posto della speciale
classifica con 1.325 case all’asta.
Di queste, quasi la metà
si trovano nella provincia jonica.
Come detto, gli immobili
“tarantini” posti all’asta sono
ben 532.
In 77 casi si tratta di abitazioni
che hanno un valore
compreso tra 100mila e
200mila euro. Sedici appartamenti
hanno invece un valore
che va da 200mila e 300mila
euro.

Tra le case all’asta della
provincia di Taranto ce n’è
una che vale addirittura tra
500mila ed 1 milione di euro.
Quelli che riguardano l’arco
jonico sono dati che viaggiano
in netta controtendenza
rispetto a quanto avvenuto
negli ultimi sei mesi in Italia,
dove il numero delle case
all’asta è diminuito del 31%.
Le procedure in corso sono
infatti 22.969, a fronte delle
33.304 rilevate lo scorso
gennaio. Un’inversione di tendenza
di dimensioni inattese
che interrompe la crescita
registrata nelle due precedenti
rilevazioni: +5% nel luglio
2016, +10% a inizio 2017.

Il calo è generalizzato per
tutte le fasce di prezzo degli
immobili e oscilla tra il -15%
di quelli compresi nell’intervallo
tra 500.000 e un
milione di euro e il -41% di
quelli con un valore oltre i
3 milioni di euro, passando
per il -33% di quelli fino a
100.000 euro, i più numerosi.
A trascinare il crollo del
dato sulle abitazioni finite in
vendita forzata è stato il Nord
del Paese, passato da 15.749
a 8.817 procedure (-44%):
l’Italia settentrionale, che
solitamente rappresentava
poco meno della metà degli
immobili in vendita, vede la
sua quota scendere fino al
38% ma conserva comunque
una preminenza rispetto alle
altre macroregioni. Assai consistente
anche la riduzione
verificatasi nel Mezzogiorno
(4.766 gli immobili attualmente
interessati, -34%),
mentre più contenuta è stata
la flessione delle regioni
centrali (-17%).

Maggiori
sofferenze, invece, permangono
nelle Isole: in Sicilia
e Sardegna il fenomeno si è
addirittura accentuato, seppur
in modeste proporzioni
(4.503 case all’asta contro le
4.483 di sei mesi fa).
Poco meno di un quinto degli
immobili oggetto dello
studio, pari a 4.438 unità,
è localizzato in Lombardia,
che mantiene come sempre
il primato in Italia e che è
una delle tre regioni con una
percentuale a due cifre in rapporto
al totale nazionale. A
seguire ci sono Sicilia (3.875)
e Lazio (2.578), entrambe
in controtendenza rispetto
al dato complessivo avendo
fatto registrare una crescita
rispettivamente dell’8% e
del 6%.

Sforano il tetto del
migliaio di abitazioni all’asta
anche la Campania (2.190), il
Piemonte (2.052), la Toscana
(1.422) e la Puglia (1.325).
A livello di province, invece,
spiccano le 1.464 abitazioni
in vendita forzata di Roma,
che precede Bergamo (1.336),
Catania (1.111), Palermo
(1.076) e Brescia (1.000).
«Il quadro è meno preoccupante
rispetto a quello di sei
mesi fa – ha spiegato nel suo
intervento l’ing. Sandro Simoncini,
presidente di Sogeea
e direttore del Centro Studi
–, anche se il numero delle
persone che vive il dramma di
una casa posta in vendita forzata
rimane consistente. Dato
assai indicativo è quello che
conferma, ancora una volta,
come sia sempre la fascia di
reddito medio-bassa a pagare
il tributo più rilevante alla
crisi decennale attraversata
dal Paese: il 66% delle case in
vendita ha un prezzo inferiore
ai 100.000 euro, quota che
sale addirittura fino all’88%
se si prendono in esame
anche gli immobili appartenenti
alla fascia tra 100.000
e 200.000 euro.

Nella stragrande
maggioranza dei casi,
insomma, non si tratta certo
di abitazioni di particolare
pregio. Tanti impiegati, piccoli
imprenditori, artigiani,
commercianti, per anni capaci
di fare fronte alle crescenti
difficoltà, sul lungo periodo
si sono trovati a pagare un
conto salatissimo, arrivando a
intaccare anche il patrimonio
più prezioso: la prima casa».

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