Cronaca

Truffa dell’alluvione, nei guai ex funzionario della Provincia e imprenditori

Scatta un maxi sequestro


Nel 2012 fu arrestato per aver istruito pratiche false finalizzate a far ottenere illecitamente contributi a titolo di risarcimento di danni subiti a causa soprattutto di alluvioni.

Cinque anni dopo è arrivato il conto per Giuseppe Capuzzimati, 61 anni, ex funzionario dell’Ufficio agricoltura della Provincia di Taranto. Per lui e per altre sei persone (imprenditori agricoli del versante occidentale) è scattato il sequestro di beni. La Sezione per la Puglia della Corte dei Conti di Bari, su richiesta della Procura Regionale, ha disposto il sequestro conservativo di 4 abitazioni, 42 appezzamenti terreni, quote di partecipazioni in società e disponibilità finanziarie nei confronti di sette persone ritenute responsabili, a vario titolo, di truffa ai danni della Regione Puglia.

Il sequestro è stato eseguito dai militari del Nucleo di polizia tributaria, diretti dal tenente colonnello Renato Turco, in collaborazione con ufficiali giudiziari del Tribunale di Taranto, per un importo di un milione e 250 mila euro. La misura cautelare disposta dall’autorità giudiziaria contabile rappresenta l’epilogo anche sotto il profilo della responsabilità erariale di una attività d’indagine condotta dalle Fiamme Gialle nel 2012 quando il funzionario della Provincia di Taranto fu arrestato per truffa ai danni dello Stato e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.

Dalle indagini è emerso che il funzionario aveva istruito e pratiche false per far ottenere illecitamente contributi a titolo di risarcimenti o di danni subiti causa di calamità atmosferiche di carattere eccezionale sia in favore della moglie che di alcuni imprenditori agricoli, poi risultati non aventi diritto per mancanza dei requisiti minimi necessari per l’ammissione a quel tipo di benefici. Il sequestro di beni scattato oggi è finalizzato a garantire l’Erario dal possibile pericolo che i responsabili del danno economico possano distrarre i loro patrimoni dalla procedure coercitive. Le indagini condotte dalle Fiamme Gialle del comando provinciale accertarono la sistematica sottrazione di denaro ad opera del dipendente arrestato che nel redigere le determine dei pagamenti inseriva nell’elenco dei beneficiari il nome della moglie che non ne aveva diritto, né aveva presentato domanda. Il lavoro degli investigatori ha consentito di ricostruire gli indebiti incassi iniziati nel 2006 con un primo addebito di novemila euro.

Il trucco è andato avanti sino al mese di gennaio del 2012 con un prelievo di 29mila euro. L’anno più ricco per la famiglia Capuzzimati è stato il 2008 quando il sistema truffaldino ha fatto fruttare 185mila euro di falsi risarcimenti.

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