29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Ottobre 2020 alle 19:53:45

Cronaca

La verità che non fa male


In attesa delle motivazioni del Riesame, depositate oggi, è forse il caso di ripensare a mente fredda a quanto accaduto negli ultimi due mesi e nelle ultime settimane a Taranto. Per affrontare i prossimi giorni ed i prossimi mesi con maggiore serenità e forse qualche certezza in più. Perché, al di la dei veleni, delle polemiche, degli scontri – che solo una oculata gestione dell’ordine pubblico ha impedito che da verbali si trasformassero anche in fisici – sono proprio le certezze, e quindi la verità, le grandi assenti di questa estate bollente. Il caso Ilva. Finora ciascuno ha fatto la propria parte, e cioè si è comportato come ci si sarebbe aspettato. La magistratura che indaga e giudica, l’azienda siderurgica – la più grande d’Europa – che si difende, il governo e la politica locale e nazionale che convocano tavoli, discutono, fanno leggi, il sindacato che si spacca (come al solito), i lavoratori e gli ambientalisti che scendono in piazza, ovviamente su fronti opposti.

Tutti questi protagonisti, ciascuno per il ruolo che ricopre e per le informazioni di cui dispone, è convinto di agire per il meglio, perché ciascuno ha la certezza di quello che dice e di quello che fa. E tuttavia, se ci volessimo cimentare ad analizzare nel dettaglio ciascuna di queste certezze, ci accorgeremmo che tanto certe non sono. La magistratura. Noi non siamo ne tra quelli che applaudono la dr.ssa Todisco, ne tra quelli che la vorrebbero mettere sotto inchiesta di fronte alla Consulta. Ma ricordare che il processo all’Ilva è solo nella sua fase preliminare e che al momento non siamo di fronte neppure ad un pronunciamento di primo grado è forse un delitto? La fabbrica contesta le perizie, sostenendo comunque che se inquina inquina nei limiti di legge. Ha il diritto di dirlo e se può anche di dimostrarlo, durante il processo. Sarà il giudice, anzi, una serie di giudici a dirci se hanno ragione oppure no. La politica. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, si è mossa tardi e male. Nella fretta di recuperare il tempo (ed i consensi) perduto, ha commesso anche qualche errore. E solo per parlare di atti, perché sulle dichiarazioni di ministri e altri è meglio stendere un velo pietoso. Il tanto sbandierato Accordo di Programma, ad esempio, quello dei 336 milioni di euro, tanto per capirci, non ci convince fino in fondo, sia perché la cifra è esigua per bonificare Taranto, sia perché non abbiamo ancora capito se questi soldi, già pochi, ci sono tutti oppure no. Infine sindacati e ambientalisti, o se preferite, lavoratori e ambientalisti. Anche loro hanno vissuto finora delle false certezze derivanti dalle informazioni, poche e distorte, in loro possesso. E sulla base di queste hanno organizzato la loro azione di lotta e di protesta. Anch’essa legittima, e ci mancherebbe, ma quanto strumentale a questi o a quelli? Messa così, ce ne rendiamo conto, l’intera vicenda rischia di assomigliare ad un castello di carte, o di sabbia, tanto per restare in tema. Che solo il tempo, e gli atti concreti, potranno contribuire a buttare giù o lasciare in piedi. A cominciare, ad esempio, dalle motivazioni del Tribunale del riesame, passando per la nuova Aia e fino all’ultimo giudizio della magistratura. Nel frattempo, per quanto ci riguarda, facciamo ammenda con tutti i nostri lettori per non aver compreso appieno, finora, la portata di ogni singolo evento e di ogni singola dichiarazione, cadendo anche noi nell’errore di considerare certe notizie e fatti che certi non sono. E da questo momento di impegneremo, sopra ogni altra cosa, di dare il nostro contributo nella ricerca della verità. Da essa non dipende solo il futuro di migliaia di famiglie tarantine e dell’acciaio italiano, ma la vita o la morte di Taranto e del suo territorio.

Michele Mascellaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche