21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca

Riesame, il verdetto. No alla facoltà d’uso


TARANTO – Motivazioni del tribunale del riesame e vertice a Roma della commissione Aia. E il caso Ilva resta ancora, prepotentemente, in primo piano. Il Tribunale del Riesame ha depositato oggi, in mattinata, le motivazioni in base alle quali il 7 agosto scorso ha confermato il sequestro degli impianti a caldo dell’Ilva. Da quanto è emerso, il sequestro è senza facoltà d’uso. I giudici hanno confermato solo tre degli otto arresti disposti dal giudice delle indagini preliminari, la dottoressa Patrizia Todisco (quelli di Emilio e Nicola Riva e del direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso) e il sequestro degli impianti ordinato il 26 luglio. A quest’ultimo riguardo nel dispositivo scrissero che ai custodi giudiziari nominati veniva affidato il compiuto “di garantire la sicurezza degli impianti e utilizzarli in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti”.

Annotazione questa che il 10 agosto il gip Todisco ha voluto interpretare con una nuova ordinanza, nella quale ha sottolineato che il sequestro era stato confermato e che non vi era alcuna concessione della facoltà d’uso degli impianti sequestrati e che gli stessi andavano fermati. Opposta, invece, l’interpretazione dei legali dell’Ilva che ritengono di aver ricevuto dal Riesame la facoltà d’uso degli impianti, che sono tuttora in funzione. Adesso resta da capire se le indiscrezioni che vorrebbero il sequestro senza facoltà d’uso saranno confermate. Sale inevitabilmente la tensione, in città e in fabbrica, nell’attesa di capire quale sarà il futuro del più grande stabilimento siderurgico d’Europa e dell’acciaieria che rappresenta il più importante polo occupazione della Puglia. Intanto, il presidente Ilva, l’ex prefetto Bruno Ferrante – esautoriato dal gip dal ruolo di custode – evidenzia la buona fede dell’azienda e sottolinea di aver “rinunciato a tutti i ricorsi, ulteriore conferma della nostra disponibilità al dialogo”. E aggiunge che l’Ilva “sta già spendendo” 146 milioni di euro per interventi a tutela dell’ambiente. Ma il procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, ribatte: “Come cittadino devo constatare che qualcosa si muove e questo fa ben sperare. Ma come magistrato voglio vedere proprio i fatti”. Sebastio non si sbilancia neppure su un prossimo incontro a Roma con il ministro dell’ambiente, Corrado Clini: “Finora nessun incontro c’è stato e i fatti parlano da soli”, e sottolinea che salvaguardare le ragioni del lavoro e quelle dell’ambiente è “quello che ognuno si augura”, “ma come magistrato non partecipo alle concertazioni. Noi dobbiamo stare rigorosamente fuori dai tavoli”, “la leale collaborazione è doverosa, ma nell’assoluto rispetto delle rispettive competenze”. Questa mattina, poi, presso la sede del ministero dell’Ambiente, si riunisce la commissione Ippc-Aia, per definire il piano di lavoro al fine di giungere alla revisione dell’autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva di Taranto entro il 30 settembre prossimo (ne parliamo a pagina 4). “Alla riunione – si legge in una nota del ministero dell’Ambiente – parteciperanno anche i rappresentanti del ministero dello Sviluppo economico, del ministero della Salute, dell’Ispra, della Regione Puglia oltre che dell’Ilva. La nuova autorizzazione, come ha avuto modo di spiegare Clini nel corso del vertice di Taranto di venerdì, avrà come riferimento anche le prescrizioni formulate dal gip per la riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni”.

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