18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 14:47:29

Cronaca

Riunione al Ministero. Nasce la nuova AIA


TARANTO – Un cronoprogramma per arrivare a tappe alla revisione dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale. La firma del ministro alla nuova Aia dovrà avvenire entro il 30 settembre. E così Corrado Clini oggi ha richiamato tutti al ministero dell’Ambiente. Come aveva già annunciato nel corso del suo vertice a Taranto di venerdì scorso non c’è tempo per le ferie. E così si dovrà lavorare alacremente nella speranza che ridare l’autorizzazione all’Ilva, riveduta e corretta sulla base delle indicazioni che arrivano dal tribunale, possa servire a scongiurare quel sequestro che significa fermata della produzione d’acciaio in riva allo jonio. Stamattina, quindi, si sono aperti i lavori. Al ministero dell’Ambiente è in programma la riunione della commissione Ippc-Aia, per definire il piano di lavoro. Alla riunione è previsto che vi prendano parte anche i rappresentanti del ministero dello Sviluppo economico, del ministero della Salute, dell’Ispra, della Regione Puglia oltre che dell’Ilva.

La nuova autorizzazione, come ha avuto modo ribadire a Taranto venerdì lo stesso Clini, avrà come riferimento anche le prescrizioni formulate dal gip per la riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni. Un vertice quello di oggi che servirà soprattutto per stabilire il programma serrato di lavoro in vista dei prossimi quaranta giorni. I dettagli di come si lavorerà per centrale l’obiettivo della nuova Aia nei tempi previsti saranno illustrati dallo stesso ministro Clini, a margine della sua partecipazione al Meeting di Rimini di oggi, dove incontrerà i giornalisti per un aggiornamento sulla situazione dell’Ilva di Taranto. L’appuntamento è alle 17. Fatto sta che ci si trova dinanzi ad una situazione di emergenza che ha richiesto un intervento che si annuncia a tappe forzate. La problematica dell’inquinamento targato Ilva è deflagrato con la bufera giudiziaria che rischia di innescare un autentico tsunami economico e sociale. Già perchè l’inchiesta sull’inquinamento riserva sfaccettature e problematiche complesse. A rischio ci sono gli oltre undicimila posti di lavoro garantiti dalla grande fabbrica. Un eventuale stop alla produzione chiaramente comporterebbe rischi di natura occupazionale. A gambe all’aria potrebbe finire l’ìntero sistema economico Taranto. Ma il destino dello stabilimento siderurgico e un problema di livello nazionale, perchè la produzione di Ilva è strategica per l’intero paese. A Taranto il gruppo Ilva sforna ogni anno milioni di tonnellate di acciaio funzionali all’economia del nostro paese. Lo stop sarebbe un’autentica catastrofe. Di qui la mobilitazione a livello locale e centrale, con il Governo Monti che è sceso in campo con tutti i suoi effettivi. Ancora ieri il primo ministro Mario Monti è intervenuto per ribadire l’intenzione del suo esecutivo di trovare una soluzione che renda compatibili le ragioni della salute con quelle della produzione. Un impegno diretto che è stato confermato con il blitz dei ministri per lo sviluppo e per l’ambiente Corrado Passera e Corrado Clini in città di venerdì scorso. Ma che ha trovato riscontro anche nella volontà di giungere in tempi brevissimi alla nuova Autorizzazione integrata ambientale. Da percorrere ci sono le soluzioni per ridurre le emissioni fuggitive dello stabilimento, quelle che per l’80% contribuiscono a far scattare l’allarme inquinamento. Nella nuova autorizzazione, che come si diceva sarà completata entro il 30 settembre, quindi dovranno essere inseriti gli accorgimenti che Ilva dovrà adottare per sbloccare i sei impianti dell’area a caldo finiti sotto sequestro.

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