29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Ottobre 2020 alle 19:53:45

Cronaca

Il traliccio in via Verga, «Quell’antenna è pericolosa»

L’ingegner Giuseppe Rondinelli svela i retroscena sull’ufficio antenne del Comune e avverte...


«Quell’antenna è
un pericolo pubblico. Quando
effettuammo le misurazioni
dei campi elettromagnetici ottenemmo
valori enormemente
superiori ai limiti di legge. Il
limite di legge è di 6 volts per
metro, mentre noi in determinati
momenti rilevammo valori
superiori a 40 volts per metro».

A lanciare l’allarme sulla potenziale
pericolosità dell’antenna
tra via Verga e via
Leopardi, al rione Tamburi, è
l’ingegnere elettronico Giuseppe
Rondinelli, il papà del
regolamento comunale sulle
antenne di telefonia, oggi del
tutto disatteso.

«Quel regolamento – racconta
Rondinelli a TarantoBuonasera
– lo elaborammo io e Alessandro
Marescotti (entrambi
docenti del Righi, ndr). Quel
regolamento prevedeva l’istituzione
dell’ufficio antenne
e l’obbligo di nominare un
responsabile, un ingegnere
elettronico con competenza
sui campi elettromagnetici.
Per circa un anno, su invito
dell’allora assessore Alfredo
Cervellera, mi occupai io di seguire
queste procedure. Lo feci
gratuitamente, perché il Comune
era in difficoltà finanziarie,
come sappiamo. I gestori in
quel periodo rigavano dritto.
Il regolamento funzionava
e avevamo anche il catasto
aggiornato delle antenne, realizzato
grazie ad un gruppo
di miei alunni. Preparai anche
un’applicazione per dare ad
ogni cittadino la possibilità di
misurare in qualsiasi momento
il campo elettromagnetico. Poi il sindaco Stefàno cambiò
l’assessore: fuori Cervellera e
dentro l’architetto D’Ippolito.
Ci furono subito contrasti e
lasciai ogni attività».

Retroscena interessanti,
quelli rivelati dall’ingegner
Rondinelli, dopo che il nostro
giornale ha riportato all’attenzione
la presenza di quel
gigantesco traliccio sul quale
sono montati diciotto moduli
di gestori diversi. Un traliccio
che sovrasta i palazzi di seisette
piani e che è a pochi
metri da abitazioni, clinica San
Camillo e scuola Gabelli.
Finora – è bene chiarirlo – dal
punto di vista scientifico non
è stato provato il nesso di causalità
fra tra emissione di onde
elettromagnetiche e danni alla
salute delle persone. E questo
aspetto rischia di far trascurare
un principio fondamentale:
quello di precauzione.
I timori che quell’antenna
possa produrre una quantità di
emissioni tale da avere effetti
sulla salute è stato più volte
sollevato dagli abitanti e da
associazioni come “Taranto 9
luglio 1960”. Ma a queste grida
d’allarme non è mai stato dato
alcun seguito, né dal Comune
né dalle autorità sanitarie,
tantomeno da quelle giudiziarie.

Al Comune, peraltro,
l’ufficio antenne non è neppure
guidato da un ingegnere
elettronico, come previsto dal
regolamento. In verità il Comune
un ingegnere elettronico
lo ha tra i suoi dipendenti, ma
è destinato ad altro settore.
«Quella – spiega sempre l’ingegner
Rondinelli – è un’antenna
Katerin con una potenza di
300 watt, da moltiplicare per
i diciotto moduli. C’è da aggiungere
che in determinate
ore della giornata, quando c’è
più richiesta, i gestori possono
aumentare la potenza a
proprio piacimento. Io credo
che, nonostante non ci siano
prove scientifiche sul nesso di
causalità, l’autorità giudiziaria
potrebbe intervenire per
il principio di precauzione e
spegnere quegli impianti».

Enzio Ferrari
Direttore responsabile

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