Cronaca

L’amianto killer colpisce anche le mogli e i figli

Aumentano i casi


TARANTO – «L’amianto in Marina Militare ha colpito non solo operai e militari ma le vittime sono state anche le mogli e i figli esposti inconsapevolmente alle polveri cancerogene di asbesto che hanno contaminato gli indumenti dei lavoratori. Il dramma si ripete e la diagnosi di mesotelioma non lascia scampo, il tumore di certezza causato dall’amianto, colpisce ancora e questa volta la vittima innocente è la moglie di un ex sottufficiale elettricista della Marina Militare di Taranto colpevole di essere stata la moglie di quel militare e di aver condiviso con lui non solo la famiglia ma anche le fibre letali che gli hanno provocato il terribile male».
Ad affermarlo è Luciano Carleo, presidente dell’associazione Contramianto.
«Per le esposizioni famigliari all’amianto in Marina Militare di Taranto e Arsenale – scrive Carleo – si ritengono significativi i casi di Mesotelioma per esposizione familiare, 1 caso in figlia di Materassaio Arsenale MM Taranto, 1 caso in moglie di Carpentiere in ferro Arsenale MM Taranto, 1 caso di Mesotelioma in figlio di elettricista dell’Arsenale MM di Taranto e 1 caso di Mesotelioma pleurico insorto nella moglie di un sottufficiale Marina Militare, l’amianto era negli stabilimenti di lavoro e sulle navi e le polveri possono aver colpito anche fuori dagli Arsenali come per il Mesotelioma pleurico insorto in una casalinga tarantina la cui abitazione è stata esposta per 50 anni ai venti provenienti dal Mar Piccolo centro della base militare jonica».
Intanto il 26 luglio “Contramianto e altri rischi onlus” terrà una nuova Audizione in Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’Uranio impoverito che si sta occupando anche dei danni provocati dall’amianto in ambito Ministero Difesa. La delegazione di Contramianto con il presidente Luciano Carleo ed il co-fondatore dell’associazione Ignazio Barbuto subito dopo l’audizione illustrerà lo stato degli effetti causati dall’amianto in Marina Militare e delle gravi conseguenze sulla salute di militari e civili della Difesa. In particolare il presidente Carleo riferirà alla Commissione Parlamentare delle esposizioni all’amianto subite dal personale civile e militare negli Arsenali della Marina Militare e a bordo del naviglio militare con preoccupanti conseguenze per la salute con effetti a lunga latenza ed esiti invalidanti ed in molti casi mortali. I dati elaborati da Contramianto, tenendo conto della Banca dati associativa e dei dati incrociati con ReNaM COR Puglia ed ex Ispettorato del Lavoro di Taranto e riferiti a Marina Militare e operai civili dell’Arsenale di Taranto, indicano 296 patologie legate all’amianto. Di queste: 168 patologie tumorali, suddivisi in 88 mesotelioma, 63 tumori polmonari, 17 tumori in altre sedi, e 127 casi non tumorali, asbestosi, placche, ispessimenti. Una situazione allarmante ed in pericolosa crescita. In Marina Militare le mansioni a maggior rischio di esposizione all’amianto e patologie asbesto correlate sono state quelle svolte da operai e militari legate alle attività motoristiche, meccaniche ed elettriche, anche se complessivamente nessuna lavorazione risulta esclusa dai saldatori ai carpentieri in ferro, dagli elettronici ai radaristi.
Per il personale militare il Registro Mesotelioma Nazionale ha censito quasi 700 casi ma il dato sembra sottostimato in relazione al possibile numero dei casi sfuggiti al rilievo.
«Il diffuso uso di amianto a bordo di navi e sommergibili ma anche nelle officine degli Arsenali – spiega Carleo – ha avuto e continua ad avere un impatto importante sulla salute di migliaia di lavoratori e gli interventi attuati con la bonifica dell’amianto friabile e compatto rimosso da navi e officine non sembra essere ancora definitivo essendo tuttora in corso interventi di rimozione del pericoloso cancerogeno. Rimane intanto aperta la questione dei sostitutivi dell’amianto quali le fibre ceramiche che hanno preso il suo posto nel naviglio militare e che si ritengono ugualmente pericolose per la salute essendo classificate come possibili cancerogene per l’uomo».

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