31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 20:35:00

Cronaca

Sequestrati 7 chili di datteri, denunciate due persone

Fermate sei imbarcazioni e quattro autovetture di cui due condotte da pregiudicati


Non sta conoscendo soluzione di continuità l’attività di vigilanza da parte degli uomini e delle donne della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto.

In particolare non sta conoscendo sosta l’attività di contrasto all’attività illecita di deturpamento dell’ambiente marino, attraverso la pesca abusiva del dattero di mare, oramai ritenuta una vera e propria piaga del territorio rivierasco tarantino.

Nella giornata di sabato l’intervento tempestivo congiunto sia via mare sia via terra da parte dei militari della Capitaneria di Porto di Taranto, ha costretto alla fuga alcuni pescatori di frodo intenti nella pratica illecita, presso la diga frangiflutti posta nei pressi della località di San Vito.

Grazie alla tempestività dell’intervento si è potuto scongiurare un danno ambientale di particolare gravità: sono state fermate sei imbarcazioni e quattro autovetture di cui due condotte da pregiudicati noti alle Forze dell’Ordine e alla Giustizia per la commissione di precedenti reati in materia ambientale.

E’ stata contestualmente rastrellata ed ispezionata la zona, rinvenendo un sacco di plastica contenente ben sette chili di datteri di mare occultati dietro la vegetazione adiacente ad un parcheggio. Il “bottino” in questione era stato sicuramente lasciato da qualche persona che si era data alla fuga alla vista dei militari, con la speranza di poterlo recuperare una volta che si sarebbero “calmate le acque”, atteso che il quantitativo in questione avrebbe potuto fruttare sul mercato nero sui 350-400 euro.

Si è provveduto al sequestro ed alla distruzione di quanto rinvenuto.

L’attività di pesca del dattero di mare, purtroppo tornata in auge ultimamente lungo il litorale tarantino, trova giustificazione nella sua illiceità non solo al fine di protezione della specie ma, soprattutto, per l’invasività ed il nocumento che questa pratica arreca all’ambiente marino. Per la pesca del dattero sono necessarie attrezzature quali martelli pneumatici e pinze, il cui utilizzo danneggia la fauna e la flora marina che si forma dove il dattero trova il proprio alloggio naturale, al punto che bisogna attendere decenni affinché la stessa, una volta danneggiata, si possa ripristinare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche