25 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Settembre 2021 alle 10:41:00

Cronaca

No ai “guaritori” del selvaggio web

Le professioni ed il ruolo di internet


L’intervento di Giuseppe Mazzarino
su Taranto Buonasera,
come di consueto ricco di
profonde e condivisibili argomentazioni,
mi spinge a sperare
di poter ritagliare uno spazio
sul nostro giornale per sviluppare,
sia pure sinteticamente,
un segmento del più ampio
discorso che il nostro amico ha
magistralmente esposto nel suo
articolo.

Mi riferisco al concetto
di “citizen medicine” (in parole
povere ogni cittadino è medico)
prepotentemente emerso all’attenzione
dei social networks, ed
in particolare al “dibattito” sui
vaccini e sulla obbligatorietà
di alcuni di essi introdotta
da un recente provvedimento
legislativo.
Già il termine “dibattito” è,
parlando di scienza, un ossimoro.
E non perché il confronto
di tesi ed esperienze sia
contrario allo sviluppo delle
conoscenze in campo medico;
anzi è proprio dal continuo
sperimentare che giorno dopo
giorno si fanno passi in avanti
nella prevenzione, nella diagnosi
e nella cura di malattie. Ma
sperimentare significa osservare
o produrre dei fenomeni che
siano esattamente riproducibili,
statisticamente significativi, e
dimostrabili oltre ogni ragionevole
dubbio.

Dunque l’esatto
contrario del dogma, che è per
definizione “verità” non dimostrabile,
che da parte di molti
cosiddetti anti-vaccinisti viene
erroneamente rinfacciato al
mondo medico-scientifico quando
suoi esponenti si affannano
(a volte anche maldestramente)
a confutare tesi fantasiose e pericolose
con dati certi. Ne è un
esempio la pervicace convinzione,
che periodicamente riaffiora
sui social, della correlazione fra
vaccinazione antimorbillosa e
autismo, derivante da una vera
e propria truffa sanzionata quasi
vent’anni fa con la radiazione
del medico inglese che l’aveva
letteralmente “inventata” per
meschini interessi economici,
e con una condanna penale nei
suoi confronti.

Caso chiuso,
si direbbe nel mondo normale.
Ma evidentemente il web
è altro dal mondo normale,
se ancora oggi questa bufala
continua a girare e ad alimentare
atteggiamenti e scelte,
con ripercussioni sulla nostra
salute. Si pensi che il rischio
di riportare conseguenze letali
dall’esposizione al morbillo è
mille (mille!) volte superiore
rispetto all’incidenza di effetti
avversi al vaccino, per avere una
minima idea di quanto queste
derive anti-scientifiche siano
potenzialmente pericolose.
Si potrebbero aprire molte altre
pagine di questo inquietante
dossier, ma per economia di
discorso preferirei limitarmi a
indicare qualche via d’uscita
dall’oscuro tunnel dell’ignoranza
ammantata di virtuale
sapienza, del complottismo
dietro ogni angolo di strada.
Nel nostro campo, un recupero
della figura del “buon dottore”
dispensatore di suggerimenti
prima che di certificati e farmaci,
sarebbe forse la chiave
di volta. In fondo non si partirebbe
da zero, perché nella
grande maggioranza dei casi
questo feedback positivo resiste
saldamente nella gran parte dei
medici di famiglia (quando non
sopraffatti dalla burocrazia)
e degli specialisti di fiducia,
e ciò costituisce un argine al
dilagare di una disinformazione
carica di rischi, senza sfociare
nel paternalismo del passato
ma rielaborando il rapporto
sul piano della parità di diritti
e dignità.

In questo senso la
Federazione nazionale degli
Ordini ha in cantiere strumenti
formativi e informativi adeguati
al contesto, che saranno presto
messi a disposizione dei colleghi
e della cittadinanza, sui cui
dettagli devo mantenere per ora
un doveroso riserbo.
Un’altro strumento hanno gli
Ordini a disposizione, e qui
l’ottimo Mazzarino mi ha sapientemente
anticipato: il recupero
della deontologia professionale,
in senso proattivo
prima che sanzionatorio, nella
consapevolezza che dovere di
ogni medico è la tutela del
benessere psicofisico del cittadino
che gli affida la propria
salute, spesso i propri affetti e
gran parte del proprio vissuto,
quasi sempre in condizioni di
temporanea fragilità.

Su questo
campo l’impegno degli ordini
è e sarà massimo, per evitare
derive antiscientifiche anche
quando sporadicamente esse
provengano dall’interno della
professione, a tutti ricordando
che l’autonomia del medico
nella scelta dei percorsi di
cura è comunque nel codice
deontologico condizionata
dall’imperativo di non sottrarre
il paziente a terapie di sperimentata
efficacia.

COSIMO NUME

Presidente Ordine dei Medici di
Taranto
Coordinatore Area Strategica
Comunicazione della
Federazione Nazionale degli
Ordini dei medici e odontoiatri

(L’intervento di Giuseppe Mazzarino è stato pubblicato nell’edizione
di mercoledì 23 agosto)

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