Cronaca

Necessari altri 50 anni di risparmi per risanare i conti del Comune

Finanze ai raggi X in vista dell’esame in Consiglio del “rendiconto”


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In vista dell’esame e dell’approvazione del “rendiconto” dell’esercizio finanziario 2016 del Comune, nel Consiglio comunale programmato per mercoledì 30 agosto, abbiamo ascoltato il parere di Francesco Andrea Falcone, commercialista ed esperto in materia di bilanci.

Qual è la sua impressione generale, in relazione alla sua esperienza sulle notizie che arrivano in materia di bilancio del Comune di Taranto?
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Sul tema del bilancio del Comune è utile sensibilizzare l’opinione pubblica su alcuni aspetti che secondo me sono determinanti. Il Comune di Taranto ha tardato veramente troppo in questi ultimi dieci anni a lavorare concretamente per risanare le condizioni economiche dell’Ente. Indubbiamente nessuno si aspettava che l’amministrazione avesse la bacchetta magica e risolvesse problemi così grandi con un click, ma mi sembra di osservare che le condizioni generali di bilancio non siano migliorate così come l’organizzazione degli uffici, senza che l’eredità finanziaria del dissesto si sia ancora affacciata sui conti attuali del Comune. I revisori del Comune segnalano difficoltà nel reperimento dei documenti utili per esprimere un parere e lo fanno limitatamente all’ambito finanziario, mancano i documenti del Conto Economico, dello Stato Patrimoniale, l’Inventario dei beni del Comune e probabilmente un consolidato tra i dati contabili dell’ente e quello delle partecipate, che ricordo essere divenuto un obbligo di legge. Esiste un problema di organizzazione delle risorse umane nel settore contabile per essere in queste condizioni e se sono state fatte delle assunzioni in questi anni, che in condizioni di dissesto sono consentite solo per favorire pratiche organizzative utili ad uscire dal problema, bisogna farle convergere in quelle funzioni e non altrove, in giro per l’Ente».

È così complesso definire dei limiti entro i quali usciremo dal dissesto ed il perchè ci siamo ancora dentro?
«Il dissesto del Comune è una condizione comportamentale, esiste nel modo di concepire il denaro pubblico ed è per questo motivo che non riusciamo ad indicare un unico responsabile dei risultati del passato e le condizioni attuali non sembrerebbero migliori.Il bilancio 2016 è ancora un bilancio che nei fondamentali è tipico di un Ente che vuole vivere in una condizione di deficit, in una condizione di dissesto nei comportamenti di spesa. Un piccolo esempio lo possiamo cogliere dal punto di vista dei tributi locali, sono al massimo da oltre 10 anni, in media per una abitazione di circa 90 metri quadrati, il costo dell’Imu si aggira sui 1.200 euro l’anno e circa 320 di Tari. Parliamo di una spesa di 1.500 euro l’anno che il cittadino medio spende per mantenere i costi del Comune e i servizi necessari. I dati degli immobili ad uso non abitativo sono ben peggiori e spiegano in parte perchè sia troppo oneroso avviare attività a Taranto. Ma soprattutto, nonostante tasse e imposte al massimo il bilancio locale supera appena la parità, con un leggero avanzo che andrà vincolato per legge per i debiti fuori bilancio. Un avanzo di 100 milioni in 10 anni a fronte di un debito residuo stimato in 450 milioni. Servono 50 anni di risparmi, sperando che non accada nulla, a questi ritmi per risolvere il problema e se non avessimo aliquote così alte saremmo già in una condizione di disavanzo».

Ancora cinquanta anni di previsione? Non sono bastate le attività correttive proposte dalla amministrazione Stefàno in 10 anni?
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Sono trascorsi 10 anni appunto, una eternitá rispetto alla velocità con cui cambia il mondo e la sua economia. Allora diceva bene il sindaco Melucci a dichiarare che questa è una sfida troppo grande per essere affrontata da soli, ma mi sento di aggiungere che questa è una sfida troppo grande per pensare l’economia e il bilancio di questa comunità con la stessa mentalità che ci ha accompagnato per gli ultimi 50 o 60 anni. Non è più il tempo. Il cambiamento dobbiamo misurarlo davvero, segnarlo davvero, a rischio di diventare meno popolari o perdere consenso. Del resto la metà dell’elettorato non si è espressa c’è poco da scontentare ancora. Con rammarico occorre anche dire che non esiste una alternativa se si vuole pensare di rilanciare la città. Servono severi tagli della spesa per liberare risorse necessarie a reinvestire in sviluppo, innovazione, smart city, commercio, trasporti, energia. Trasformare questa città in un luogo di occasioni, una città viva economicamente e non destinata al declino. E dobbiamo farlo noi perchè questa è la nostra casa comune e non ci saranno interventi da parte di alcuno. Su questa visione del cambiamento, efficienza e risparmio, dobbiamo far ruotare tutto il resto e non il contrario.

Efficienza e risparmio ma anche smart city, in effetti sono temi che qualsiasi amministrazione di una città moderna deve porsi oggi. Quali sono gli ambiti di maggiore vulnerabilità per Taranto?
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Guardiamo l’ambito dei trasporti locali, il costo del personale di Amat Spa, raggiunge i 20 milioni di euro l’anno, lo sosteniamo noi tutti, direttamente o indirettamente con ticket e parcheggi, sono circa 3 milioni e mezzo di euro infatti le somme incassate dalla gestione delle strisce blu ogni anno, i dati sono scritti nel bilancio della società, tuttavia con quei costi non troveremo mai risorse sufficienti per ammodernare il parco veicoli, renderlo efficiente e produttivo e questo prescinde dal comportamento del cittadino di pagare o meno il ticket sul bus. In generale è da ripensare tutta la politica dei trasporti locali, prendere un taxi dal quartiere San Vito all’Ipercoop di Taranto costa 35 euro, l’eccezione è che si tratta di un trasporto extraurbano. A Roma spendi 50 euro da Fiumicino in qualsiasi parte della città. Acquistare un biglietto del bus in una periferia qualsiasi di Taranto è pressocchè impossibile, a Dublino inserisci un euro a bordo del bus in una macchina apposita, ti stampa lo scontrino di viaggio ed è tutto finito. Semplice, diretto, smart».

È certamente un problema anche di comportamenti dei cittadini peró.
«Bisogna aprire un capitolo a parte per cio che concerne la piccola illegalità diffusa, l’abusivismo commerciale, il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti per strada, tutti questi comportamenti costituiscono un costo a carico della nostra comunità. Quanto costa per Amiu Spa fare interventi straordinari di rimozione di cumuli di rifiuti abbandonati? Quanto costa l’abusivismo commerciale in termini di perdita di imposte incassate, di mancata competitività del mercato, di chiusura delle attivitá commerciali legalmente costituite? Non è un fenomeno tollerabile, è un costo che non siamo più in grado di sostenere. Va combattuto ed eliminato. Abbandonare la logica del rimbalzo delle competenze tra le forze dell’ordine locali ci permetterebbe di ottenere un vantaggio in termini di tempo, la polizia non interviene perchè è competenza dei vigili urbani che non intervengono perchè è competenza della guardia di finanza che non interviene perchè devono intervenire i carabinieri. Si tratta di reati semplici, non c’è competenza specifica, ma solo il controllo del territorio che dobbiamo fare tutti insieme, sempre e senza aspettare».

Esistono altri elementi che impattano sulla spesa che il Comune sostiene e che possono condurre ad appesantire il nostro bilancio locale?
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Forse è utile affrontare due ultimi temi che sul nostro bilancio incidono direttamente. Il primo riguarda l’accountability dei servizi di assistenza sociale spesi sul territorio. Non puó esistere assistenza che non generi dei risultati, certo non possiamo attenderci che chi viene a chiedere aiuto per pagare l’affitto paghi per questo ma deve impegnarsi a rendere la condizione dei propri figli migliore, chiedendo e ricevendo sostegno nella istruzione scolastica ad esempio. In termini di bilancio la città perde ogni anno centinaia di giovani con un livello di istruzione elevato mentre resta intorno a noi un deserto di bassa scolarizzazione. È normale che la città si sia imbruttita. Perdiamo risorse formate e conserviamo risorse da assistere. Non possiamo permetterlo. Resta il tema dei rifiuti. Nel nord europa li comprano per produrre energia, noi paghiamo discarica e raccolta. Ora anche in questo caso il problema non si risolve in un click tuttavia paghiamo i privati per fornirgli anche materia prima che rivendono o bruciano quando forse il tema della riapertura dell’inceneritore di proprietà Amiu Spa diventa urgente. Non troviamo scuse ambientali, il camino Ilva più pericoloso emetteva diossine fino a poco fa per una quantità pari a 10.000 inceneritori e nessuno lo sapeva. Diecimila inceneritori. Nel nostro bilancio ambientale ne basterebbe uno per dare una mano alla nostra comunità e farci risparmiare alcuni milioni di euro».

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