04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 20:35:00

Cronaca

Sarah, due anni dopo. Segreti e bugie per il delitto del secolo


TARANTO – Michele Misseri, libero, continua a proclamarsi colpevole. Sua figlia Sabrina e sua moglie Cosima Serrano, in carcere, gridano la propria innocenza. E’ il paradosso-Avetrana. Il processo per l’omicidio di Sarah Scazzi riprenderà a settembre, per dare un colpevole ad un giallo il cui finale è ancora da scrivere. Da quel delitto sono passati due anni. Era il 26 agosto 2010 quando una piccola ragazzina di 15 anni, descritta come timida e schiva, appassionata della musica della cantante canadese Avril Lavrigne, usciva di casa per incontrare la cugina – una sorella, quasi – ed un’amica per andare insieme al mare. Un giorno come tanti, nel paese di Avetrana, sino ad allora un anonimo comune della Puglia rurale, nel tarantino.

La ragazzina era Sarah Scazzi, la cugina Sabrina Misseri, l’amica Mariangela Spagno-letti, oggi una dei testimoni-chiave del processo per l’omicidio del secolo, come è stato ribattezzato il delitto di Avetrana. Secondo gli inquirenti, nella villa dei Misseri nell’ormai celebre via Grazia Deledda, Sarah venne uccisa da Sabrina e dalla zia, Cosima Serrano, con la complicità di Michele Misseri, oggi imputato di soppressione di cadavere. Questa è la verità del procuratore Franco Sebastio, del procuratore aggiunto Pietro Argentino e del sostituto Mariano Buccoliero, magistrati per i quali il movente del delitto è da ricercarsi nella gelosia che Sabrina nutriva nei confronti della cuginetta, ‘rivale’ nel rapporto con Ivano Russo, amico di entrambe, amore difficile di Sabrina che temeva lo sbocciare di Sarah da bambina a giovane donna. Puntello dell’accusa, una delle sette versioni fornite da zio Michè, quella che vede Sabrina come esecutrice dell’omicidio. Prima delle parole di Misseri, nell’agosto di due anni fa, i riflettori dei media nazionali si erano già accesi con tutta la loro forza su Avetrana, parallelamente alle ricerche della piccola Sarah, sparita del nulla. Si cerca ovunque, in una calda fine d’estate: campagne, casolari diroccati, pozzi. Concetta Serrano, la mamma di Sarah, non piange mai, ma non si stanca di chiedere la verità. Ed è lei, per prima, ad indirizzare i sospetti sulla famiglia. Inizialmente le indagini si erano orientate verso una fuga della ragazza, o su un sequestro subito da un uomo che magari l’aveva adescata su Facebook. Michele Misseri, sua moglie Cosima e le figlie Sabrina e Valentina (tornata da Roma, dove vive da tempo) sono interrogati più volte. Una prima svolta arriva il 29 settembre, quando Michele consegna ai carabinieri il cellulare di Sarah, dicendo di averlo trovato per caso in campagna, tra le stoppie che aveva bruciato. Dice: lo so che tanto non mi crederete. Ha ragione. Il 6 ottobre confessa. Lo fa mentre in tv, a Chi l’ha visto?, Concetta è in collegamento proprio da casa Misseri. Tutto in diretta: la madre di Sarah sa in contemporanea a milioni di telespettatori che gli inquirenti si stanno recando in contrada Mosca, dove in un pozzo c’è il corpo senza vita della sua bambina. Michele afferma di aver ucciso Sarah strangolandola, perchè la giovane avrebbe rifiutato le sua avances, ed aggiunge il terrificante particolare dello stupro del cadavere, sotto un albero di fico. Lo zio orco va in galera, sembra la fine della storia. Non è così. Anzi, il quadro si complica, il puzzle che sembra ricomposto va in mille pezzi. Pochi giorni dopo, è il 15 ottobre, Misseri chiama in correità Sabrina, per poi addebitarle tutta la colpa. E’ solo una delle tante versioni che fornisce, ma è quella che viene cristallizzata nell’incidente probatorio ed ha quindi valore nel futuro processo. Il fermo della giovane viene convalidato dal gip il 21 ottobre. Il 7 dicembre però Misseri chiede di essere riascoltato dai magistrati senza l’ausilio del legale, per ritrattare le accuse alla figlia, per poi riaccusarsi dell’omicidio, attraverso delle lettere alle figlie. Dirà di aver accusato la figlia perché consigliato in quel modo dal suo avvocato, Daniele Galoppa, giovane legale nominato d’ufficio, e dalla criminologa Roberta Bruzzone, che aveva offerto la sua consulenza. Misseri revocherà l’incarico a Galoppa il 3 febbraio 2011. Venti giorni dopo, il 23 febbraio, verranno arrestati su ordinanza di custodia cautelare anche il fratello e il nipote di Misseri con l’accusa di concorso in soppressione di cadavere, per poi essere scarcerati l’11 marzo. Il 26 maggio viene arrestata Cosima Serrano, accusata di omicidio in concorso con la figlia Sabrina. Dall’analisi dei tabulati risulterebbe che il suo telefono cellulare avrebbe agganciato per 37 secondi una cella compatibile con il garage, mentre la donna aveva dichiarato di non esserci mai stata, quel pomeriggio d’agosto. Cruciale per l’arresto anche un racconto fatto ad alcuni conoscenti nei mesi precedenti da un fioraio di Avetrana, Giovanni Buccolieri. Questi avrebbe raccontato, presentandolo come frutto di un sogno, di aver assistito ad una scena in cui Cosima, il giorno dell’omicidio, intimava a Sarah di salire sulla sua auto. Buccolieri ha sempre presentato la scena come un sogno, ma gli inquirenti sono sicuri che l’episodio sia realmente accaduto; per questo il fioraio deve rispondere di “false dichiarazioni al pm”. Il 30 maggio Michele Misseri viene scarcerato: sono trascorsi i termini della custodia cautelare per il reato di soppressione di cadavere. L’1 luglio si chiudono le indagini preliminari, con l’incriminazione di 15 persone per reati che vanno dal concorso in omicidio, alla soppressione di cadavere, sino al sequestro di persona, false dichiarazioni al pm, soppressione di documenti, infedele patrocinio, intralcio alla giustizia. Dopo il passaggio in udienza preliminare, il processo in corte d’assise comincia il 10 gennaio 2012, mentre la prossima udienza è in programma per il 18 settembre. Una storia che ne contiene altre, quella del delitto di Avetrana. Ci sono avvocati prima accusati e poi prosciolti, la giornalista Barbara Palombelli che per “scusarsi” del trattamento riservato all’adolescente scomparsa legge una lettera in diretta al Tg5 del 18 ottobre 2010, in disaccordo con il direttore Clemente Mimun. C’è Michele Misseri che diventa un tatuaggio, come Che Guevara, ed un costume di carnevale, come Pulcinella. A mancare è una verità certa.

Giovanni Di Meo

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