Cronaca

«Stai zitta o ti stupriamo», nei guai direttore antiracket

Minacce a giornalista per ottenere visibilità. Incastrato dalla Digos


Minacce ai danni di
una giovane gornalista: chiesto
il rinvio a giudizio per un
responsabile di uno sportello
antiracket.
Rischia il processo, perché ritenuto
responsabile di minaccia
aggravata, Michele Cagnazzo,
cinquantenne residente a
Taranto da sempre autoreferenziatosi
quale paladino di
onestà e giustizia per le sue
campagne antiracket e antiusura,
ma a tradirlo sarebbe
stata proprio la sua eccessiva
voglia di protagonismo attraverso
una tanto inquietante
quanto maldestra strategia.

Nello scorso mese di marzo
il “Quotidiano di Puglia” ha
pubblicato un articolo a firma
di una giornalista in cui veniva
presentata l’istituzione dello
sportello antiracket di CasArtigiani
Taranto di cui lo stesso
ne risultava responsabile.
Pochi giorni dopo la pubblicazione,
presso la redazione
di Taranto del “Quotidiano
di Puglia” è stato recapitato
un plico contenente pesanti
minacce di morte ai referenti
dello sportello Antiracket e di
stupro alla redattrice dell’articolo
se non avesse smesso
di occuparsi di tali fenomeni
criminosi.

La denuncia delle minacce
a chiaro sfondo sessuale, in
particolare a ridosso della
giornata dell’8 Marzo (Festa
della donna), atteso peraltro
la stringente attualità sulla
tematica della violenza sulle
donne e sui femminicidi, ha
destato la massima attenzione
degli investigatoridella Digos
della questura di Taranto, i
quali, nel giro di pochi giorni ,
raccogliendo concreti elementi
di responsabilità, sono riusciti
ad individuare il presunto autore
delle intimidazioni.
Ciò che è emerso dai primi
accertamenti, infatti, ha supportato
il convincimento degli
investigatori che le minacce
non provenissero da esponenti
della malavita organizzata, ma
da chi, invece, avesse interesse
a costituirsi una posizione
meritoria all’interno di un’ associazione
quale CasArtigiani.

La stessa missiva, inviata il 7
marzo e che sarebbe dovuta
pervenire alla destinataria
proprio il giorno della “festa
della donna”, avrebbe generato
un tale clamore mediatico da
cui poter trarre vantaggi, visto
che conteneva anche minacce
contro se stesso riconducibili
all’asserita attività di contrasto
ai fenomeni criminali
estorsivi quale responsabile
dello sportello Antiracket.
Ad una definitiva conclusione,
che ha permesso al pm
Enrico Bruschi di formulare la
richiesta di rinvio a giudizioLìudienza
si terrà a novembre
prossimo.

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