27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 16:59:00

Cronaca

Città Nostra, mano pesante del pm. Chiesti oltre 200 anni di carcere

Il Pubblico ministero: da venti a quattordici anni per i capi dell’associazione


Pocesso Città
Nostra: mano pesante del pm
Alessio Coccioli.

Nel corso dell’udienza che si è
tenuta stamattina al tribunale
di Lecce ha chiesto 20 anni
per il presunto boss Cosimo Di
Pierro, diciotto per suo figlio
Angelo, diciotto per Pasquale
e Cosimo De Leonardo, quattordici
per Ignazio Taurino e
Gaetano Diodato.
Le altre richieste sono dieci
anni per Daniele Angelini,
otto per Calogero Bonsignore,
otto per Giuseppe Carella,
otto per Antonio Ciaccia, dieci
per Massimiliano Cocciolo,
dieci per Giuseppe D’Addario,
dieci per Massimo D’Addario,
diciotto per Egidio De Biaso,
dodici per Francesco De Santis,
dieci per Cristian Galiano,
dieci per Emanuele Giannotta,
quattro per Alfonso Greco, dodici
per Cosimo Inerte, dodici
per Riccardo Labarbera, quattordici
per Francesco Mancino,
otto per Francesco Micoli,
quattro per Gianfranco Micoli,
dodici per Davide Montella,
sei per Francesco Montella,
otto per Fabrizio Nigro, sei
per Umberto Nigro, dieci per
Piergiuseppe Pontrella, dieci
per Andrea Sansone, nove per
Egidio Turbato.

Il 22 settembre al via le
arringhe della difesa con gli
avvocati Salvatore Maggio e
Gaetano Vitale che assistono
i presunti capi promotori
dell’associazione.
Le arringhe della difesa anche
il 29 settembre e il 4 ottobre
L’11 ottobre la sentenza.
“La città è nelle nostre mani”
aveva detto agli affiliati il
presunto boss Cosimo Di
Pierro. Per imporre la propria egemonia l’organizzazione
aveva dichiarato guerra agli
altri gruppi della mala tarantina.
Alla fine del 2014 una
escalation di sparatorie nelle
vie della città.
Gli investigatori della Squadra
Mobile durante le indagini
hanno anche ripreso in diretta
un rito di affiliazione all’organizzazione
mafiosa e hanno
recuperato numerose armi.
Secondo gli investigatori il
clan si era alleato con un
gruppo capeggiato da Gaetano
Diodato e da Angelo
Di Pierro (figlio di Cosimo
Di Pierro) specializzato nel
traffico di droga.
Le indagini sono iniziate dopo
che a Cosimo Di Pierro erano
stati concessi i “domiciliari”.

Dalle intercettazioni telefoniche
e ambientali eseguitev
è emerso che il presunto boss
avrebbe voluto impossessarsi
della città ricostruendo una
organizzazione criminale che
poteva contare sulla disponibilità
di armi e di esplosivo.
Appuntamento ora con le
arringhe della difesa del prossimo
22 settembre.

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