26 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 25 Gennaio 2022 alle 22:11:00

Cronaca

L’addio a Leo Pantaleo, istituzioni assenti

Le parole sferzanti del parroco: «Questa è una città piatta»


«Mi aspettavo una
chiesa gremita. Questa è una
città piatta, che non ama la
cultura. Mi auguro solo che
la morte di Leo sia un frutto
per Taranto, che da questo
momento possa nascere qualcosa
di buono, in memoria di
un uomo che ha saputo dare
tanto alla cultura di questa
città, come ha fatto con i suoi
lavori su Rodolfo Valentino e
Anna Fougez».

Parole sferzanti, quelle di padre
Antonio Salinari, che ieri
ha tributato l’ultimo saluto
a Leo Pantaleo, nella Chiesa
di San Pasquale (la messa
funebre vera e propria sarà
celebrata martedì 18 aprile
alle 17.30).

Parole indirizzate ad una città
apatica, vergognosamente
assente con le sue istituzioni,
che non hanno avuto la sensibilità
di spendere una parola
per un artista che porta via
con sé un pezzo di storia della
vita teatrale tarantina degli
ultimi decenni.
Leo Pantaleo si è spento nel
giorno di Giovedì Santo, dopo
una lunga e dolorosa malattia.
A salutarlo, ieri, i suoi affetti
più intimi, tanti amici, operatori
culturali, attori, persone
che con lui avevano mosso i
primi passi sul palcoscenico,
altri che sotto la sua guida di
maestro avevano continuato
a restargli accanto nel corso
degli anni.
Leo Pantaleo se n’è andato circondato
da un profondo calore
umano. Sono mancate, come
detto, le istituzioni.

Il Comune,
in particolare. Niente,
non una presenza e neppure
una parola per rendere omaggio
ad uno dei suoi cittadini
più illustri del nostro tempo.
Una dimostrazione di cecità,
sciatteria, miseria culturale,
distanza dal cuore della gente,
incapacità di cogliere il valore
di uomo e di artista di questa
originalissima personalità che
ha attraversato una città con
la quale, comunque, ha avuto
sempre un rapporto sofferto e
controverso.
In fondo, forse è stato meglio
così. Nella chiesa di San Pasquale
c’erano coloro i quali
a Leo hanno voluto davvero
bene, altri che lo hanno semplicemente
stimato.
Come ha detto padre Salinari,
Leo, nonostante fosse uomo
di teatro, non era un teatrante.
Il teatrante finge, usa
le maschere. Leo, no.

Il suo
sguardo profondo e sincero lo
ha conservato fino alla fine.
Forse non gli sarebbe piaciuto
vedere ipocrisia intorno a sè
nell’ora del suo estremo saluto.

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