31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 12:58:00

Cronaca

Cemento e rifiuti, raffica di sequestri. L’operazione Araba Fenice

Coinvolte Cementir, Ilva e la centrale Enel di Brindisi. 31 indagati


Cemento e rifiuti. È un
terremoto clamoroso, quello scaturito
dall’inchiesa “Araba Fenice”.

Questa mattina militari del Nucleo
di Polizia Tributaria della Guardia di
Finanza di Taranto hanno eseguito
un decreto che dispone il sequestro
preventivo della centrale termoelettrica
‘Federico II’ dell’Enel di Cerano,
a Brindisi, dello stabilimento di
Taranto della Cementir Italia S.p.A.,
nonché dei parchi “loppa d’altoforno,
nastri trasportatori e tramogge”
dell’Ilva.
Il provvedimento è stato disposto
dal Gip del Tribunale di Lecce, su
richiesta della Procura della Repubblica;
coinvolta anche la Procura
di Taranto.

Un’operazione, quella
odierna, dalle dimensioni enormi,
nata da una attività di iniziativa
delle Fiamme Gialle conclusasi
con un sequestro penale, eseguito
cinque anni fa, di due aree dello
stabilimento Cementir di Taranto,
«illecitamente adibite a discarica
di rifiuti industriali, gran parte dei
quali originati dall’adiacente stabilimento
siderurgico Ilva» si legge
in un documento della Procura di
Lecce.

Nelle indagini hanno avuto un ruolo
cruciale le intercettazioni telefoniche,
ma anche quelle telematiche,
oltre ad una perizia tecnica disposta
dalla Procura e dalle risultanze di
analisi chimiche che hanno consentito
di accertare che le materie prime
utilizzate da Cementir Italia per la
produzione di cemento e acquistate
dall’Ilva e dallo stabilimento Enel
di Cerano non erano conformi agli
standard richiesti dalle normative
vigenti.
Infatti – stando a quanto risulta
dagli esiti investigativi – la loppa
d’altoforno, venduta dall’Ilva alla
Cementir avrebbe presentato criticità
connesse alla commistione della
stessa con scarti/rifiuti eterogenei
(scaglie di ghisa, materiale lapideo,
profilati ferrosi, pietrisco e loppa di
sopravaglio) che ne avrebbe inficiato
(è la tesi della Procura) la capacità
di impiego allo stato tal quale
nell’ambito del ciclo produttivo del
cemento.

A causa della presenza di
tali materiali estranei, la loppa, per
poter essere utilizzata nel processo
produttivo del cemento, ha necessitato
di operazioni non previste nella “normale pratica industriale”
quali la “vagliatura” (finalizzata alla
rimozione dei rifiuti eterogenei e dei
frammenti di dimensioni più consistenti),
la “deferrizzazione” (finalizzata
alla rimozione dei residui
metallici – profilati di ferro, crostoni
nonché gocce, polveri e frammenti
di ghisa cosiddetta “ghisetta”) che
sarebbero state effettuate, parzialmente
ed in maniera insufficiente,
sia dal produttore che dal destinatario
(Cementir), quest’ultimo in
assenza di specifiche autorizzazioni
in A.I.A. al trattamento della specifica
tipologia di rifiuto.

La loppa
prodotta e commercializzata da Ilva
deve essere esclusa dal novero dei
sottoprodotti ed inserita in quella
dei rifiuti. In esecuzione del decreto
di sequestro disposto dal Gip, il Nucleo
di Polizia Tributaria di Taranto
sta procedendo, anche per valore
equivalente, al sequestro dei saldi
attivi di conti correnti, delle quote
e/o partecipazioni azionarie, dei depositi,
titoli, crediti, dei beni mobili
registrati ed immobili del profitto
dei reati contestati a Enel Produzione
quantificato in complessivi 523
milioni e 326 mila euro, riferiti al
periodo settembre 2011 – settembre
2016. Nell’inchiesta risultano
indagate trentuno persone facenti
parte a vario titolo delle tre società
Enel, Ilva e Cementir. Si procede –
è specificato dalla Procura – per l’
ipotesi di reato di traffico illecito
di rifiuti ed attività di gestione di
rifiuti non autorizzata e nei confronti
delle tre società in relazione
agli illeciti amministrativi di cui al
D.Lgs. 231/2001. Viene disposta la
facoltà d’uso.

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