17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

L’Archivio e la casa dimenticata

La sua sede doveva essere Palazzo D'Aquino, ristrutturato con fondi europei


TARANTO – Accanto al portone d’ingresso è ancora affissa la targa: “Completamento ed adeguamento ad archivio storico comunale e servizi del polo universitario”.
L’archivio storico, quindi, una sua casa adeguata ce l’aveva. Ma in quel magnifico edificio che è Palazzo D’Aquino, l’Archivio non ci è mai entrato. Palazzo D’Aquino fu ristrutturato con fondi dell’Unione Europea, nell’ambito dei Por Puglia 2000-2006. La sua destinazione doveva essere appunto quella di sede del Polo Universitario e dell’Archivio Storico.
I fatti, però, sono andati diversamente. Vi ha trovato dimora solo il Polo Universitario. L’Archivio, no. È rimasto all’ex Upim, da cui ora dovrà sloggiare. In compenso, a Palazzo d’Aquino l’università ospita una parte dei ventimila volumi della biblioteca dell’Istituto per la Magna Grecia. Gli altri sono rimasti murati nel Palazzo degli Uffici ed un’altra parte è migrata a Massafra. Storie di ordinaria emergenza ed improvvisazione.
E così l’Archivio, che pure era destinato a quella preziosa sede sul Pendio La Riccia, non sappiamo dove andrà a finire. Palazzo d’Aquino, che sul finire degli anni ‘80, il Comune aveva acquistato proprio per trasferirci il suo immenso patrimonio documentale, resterà una chimera.
Un destino da migrante, che l’Archivio si porta dentro da sempre.
Fino agli anni ‘80, infatti, era letteralmente seppellito in un deposito fatiscente a Piazza Icco, che allora ospitava ancora il mercato rionale. Quando per decisione della Soprintendenza ai beni archivistici, quel deposito fu aperto, lo spettacolo che si presentò fu raccapricciante: documenti confusi con resti di animali che in quel locale avevano trovato la loro tomba. Una vergogna. Allora ci volle un anno per trasferire l’Archivio nella cosiddetta piazza coperta, in via Anfiteatro. Da un mercato all’altro, insomma. A testimonianza della scarsa considerazione culturale per questo bene di enorme valore storico. Il mercato, però, doveva essere trasformato in teatro. Altri lavori, altro trasloco. Questa volta nell’ex Upim, dove ora sorgerà un supermercato. Un destino segnato.
Ora si è all’affannosa ricerca di una nuova sede. L’ipotesi di un costoso trasferimento a Rutigliano sembra abbandonata dopo le polemiche suscitate quando la notizia è venuta a galla.
L’assessore al patrimonio, Francesca Viggiano, ha chiarito che quella era soltanto una proposta arrivata sul suo tavolo, nulla di più.
Ecco allora affiorare le altre ipotesi: la prestigiosa sede della Banca d’Italia, rimasta desolatamente vuota, oppure il mercato (ci risiamo!) di via Salinella. Altra sede, quest’ultima, che marchierebbe lo scarso rilievo storico-culturale attribuito all’Archivio dall’insiepienza con la quale questo patrimonio è stato trattato nei decenni. Un trattamento mortificante, causato probabilmente anche da una inadeguata collocazione nella macrostruttura organizzativa del Comune. Dopo il dissesto, infatti, l’Archivio passò nella competenza, forse poco appropriata, degli Affari Generali, per poi tornare nelle sfere della Pubblica Istruzione, sotto la guida dello stesso dirigente che anni fa ne aveva disposto la chiusura.
Perché, in fondo, quella dell’Archivio è una storia di un patrimonio sottovalutato e trascurato dagli stessi dirigenti che avrebbero dovuto occuparsene in questi anni. Ora si cerca una nuova destinazione, nel silenzio, per quel che se ne sa, della stessa Soprintendenza e nell’incertezza su quale sarà il personale che dovrà occuparsi in pianta stabile dell’Archivio, visto che negli ultimi anni i più fedeli custodi sembrano essere stati gli addetti alle pulizie.

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