28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 20:59:00

Cronaca

Ilva, timori per la scure di Arcelor

Atteso il documento su assunzioni ed esuberi


Sono ore decisive
per conoscere il destino
produttivo e occupazionale
dell’Ilva.

Da una parte, infatti, l’Unione
Europea ha acceso un primo
semaforo verde per AmInvestco,
la cordata tra Arcelor
Mittal, Marcegaglia e Banca
Intesa che si è aggiudicata
il trasferimento del colosso
siderurgico. L’Antitrust ha infatti
stabilito che la concentrazione
di produzione nelle
mani di Arcelor Mittal rientra
«nell’ambito del regolamento».
Il via libero definitivo,
però, arriverà soltanto dopo
il 10 ottobre e dopo l’incontro
che si terrà il 9 al Ministero
per lo Sviluppo Economico nel
tavolo tra azienda e sindacati.
«A seguito di un esame preliminare
– spiega l’Antitrust
– la Commissione ritiene che
la concentrazione notificata
possa rientrare nell’ambito di
applicazione del regolamento
sulle concentrazioni.

Tuttavia
si riserva la decisione definitiva
al riguardo».
Il parere è stato pubblicato
dalla Gazzetta Ufficiale il
30 settembre scorso, data
dalla quale scattano i 10
giorni previsti per legge per
la presentazione di eventuali
osservazioni sul progetto di
fusione.
Fino al 10 ottobre, quindi, si potranno presentare
eventuali osservazioni alla
Commissione. Se non dovesse
arrivare nulla, è possibile che
il sì definitivo possa arrivare
prima del termine fissato del
26 ottobre.
C’è però un altro aspetto
che tiene col fiato sospeso
soprattutto i lavoratori. In
queste ore, infatti, AmInvestco
dovrebbe rendere noto
il piano sul trasferimento
aziendale, che riguarda gli
stabilimenti acquisiti e cioé
quelli di Taranto, Genova e
Novi Ligure, il centro servizi
siderurgici dell’Ilva a Salerno
e a Sénas, la flotta marittima
dell’Ilva, la centrale elettrica
nello stabilimento tarantino e
alcuni punti di distribuzione
in Italia e in Francia.

Dal documento si attende
di conoscere il numero degli
esuberi e le nuove le nuove norme contrattuali dei lavoratori.
Il documento della
gestione commissariale e di
Am Investco conterrà quindi
la traccia sulla quale sarà
intessuto il confronto che si
apre il 9 al Ministero: gli esuberi,
appunto, e la disdetta
del contratto integrativo. Le
cifre circolate fino ad oggi
parlano di 10mila assunti e
4.200 esuberi. Naturalmente
bisognerà capire la “geografia”
dei numeri: cioè quanti
saranno assunti ed esuberi
stabilimento per stabilimento.
Un aspetto che per Taranto
resta di vitale importanza.
A Cornigliano, il cui stabilimento
conta circa 1500
dipendenti, i sindacati sono
già sul piede di guerra. La
disdetta del contratto integrativo
comporterebbe una
riduzione del 20% dei salari:
forse l’aspetto contrattuale
che più preoccupa, oltre
all’applicazione del jobs act
per gli assunti.

Quanti saranno gli esuberi a
Taranto? Questo è il grande
interrogativo che aleggia
sul destino dei lavoratori,
già nelle scorse settimane
preoccupati per la ventilata
esternalizzazione di diversi
pezzi del ciclo produttivo.
RIVA. Intanto a Milano, il giudice
dell’udienza preliminare,
Chiara Valori, ha respointo la
richiesta di patteggiamento
cocnordata da Fabio e Nicola
Riva con la Procura della
Repubblica nell’ambito delle
indagini sulla ipotesi di bancarotta.
Il gup ha respinto la
richiesta di patteggiamento
rispettivamente a 5 e 2 anni
di reclusione ritenendo incongrue
le pene. Un primo
patteggiamento era stato
respinto a febbraio. Nuove
udienza il 17 novembre.

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