20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 20 Ottobre 2020 alle 21:48:32

Cronaca

Ilva, l’anatema del Papa: no alla speculazione

Francesco incontra gli operai del Siderurgico


GENOVA – E’ atterrato alle 8.20 di ieri all’aeroporto
Cristoforo Colombo di Genova
il volo di Papa Francesco.

Il Pontefice è
arrivato nello scalo genovese a bordo
di un Falcon dell’aeronautica militare,
partito dall’aeroporto di Ciampino.
Prima tappa della visita pastorale è
lo stabilimento Ilva di Cornigliano
per l’incontro col mondo del lavoro
all’interno del magazzino ‘prodotti
finiti’. Presenti oltre 3.500 persone
provenienti da un centinaio di aziende
genovesi.
Il Pontefice, lasciata l’auto blindata
ai cancelli dello stabilimento, ha
proseguito a bordo della Papamobile
e ha raggiunto il palco applaudito
dai presenti. ‘Francesco, Francesco,
Francesco’, il coro degli operai.
Il mondo del lavoro è una “priorità
umana e pertanto è una priorità
cristiana.

E’ anche una priorità del
Papa”, ha detto il Pontefice, che
tiene un discorso fortissimo: “Il vero
imprenditore conosce i suoi lavoratori
perché lavora accanto a loro, con loro:
non dimentichiamo che l’imprenditore
deve essere prima di tutto un lavoratore.
Se non ha questa esperienza
della dignità del lavoro non sarà un
buon imprenditore”. Guai dice il Papa
agli imprenditori-speculatori: “Nessun
buon imprenditore ama licenziare la
sua gente. Chi pensa di risolvere il
problema della sua impresa licenziando
gente, non è un buon imprenditore,
è un commerciante. Oggi vende la
sua gente, domani vende la dignità
propria.

Si soffre sempre e a volte da
questa sofferenza nascono nuove idee
per evitare il licenziamento: questo è
il buon imprenditore”, Bergoglio cita
un episodio accaduto durante la messa
a Santa Marta: “Ricordo all’uscita si
avvicina un uomo e piangeva. ‘Sono
venuto a chiedere una grazia, io sono
al limite e devo fare una dichiarazione
di fallimento, questo significherebbe
licenziare una sessantina di lavoratori
e non voglio perché sento che licenzio
me stesso’ E quell’uomo, bravo imprenditore,
piangeva e lottava per la
sua gente. Era sua”, osserva il Papa.

Francesco denuncia: “Una malattia
dell’economia è la progressiva trasformazione
degli imprenditori in speculatori:
l’imprenditore non va assolutamente
confuso con lo speculatore,
sono due tipi diversi. Lo speculatore
è una figura simile a quella che Gesù
chiama nel Vangelo mercenario, non
ama azienda e lavoratori ma li vede
solo come mezzi per fare profitto”
Papa Francesco cita l’articolo 1 della
Costituzione italiana: “Il lavoro è
amico dell’uomo e l’uomo è amico del
lavoro e per questo non è facile conoscerlo
come nemico perché si presenta
come persona di casa anche quando ci
colpisce e ci ferisce. Uomini e donne si
nutrono con il lavoro, col lavoro sono
unti da dignità.

Per questa ragione
attorno al lavoro si edifica il patto
sociale perché quando non si lavora
o si lavoro poco, male, o troppo è la
democrazia che entra in crisi. E’ tutto
il patto sociale anche questo è il senso
dell’articolo 1 della Costituzione italiana
che è molto bello: ‘L’Italia è una
Repubblica democratica fondata sul
lavoro’”. “Possiamo dire – scandisce il
Papa – che togliere il lavoro alla gente
o sfruttare la gente con il lavoro indegno
o malpagato è anticostituzionale.
Se non fosse fondata sul lavoro, l’Italia
non sarebbe una democrazia”. “Voi
sapete la percentuale di giovani dai 25
anni in giù che ci sono in Italia? Non
lo dirò, cercate le statistiche. Questi
giovani crescono senza dignità perché
non sono unti dal lavoro che è quello
che dà la dignità. La domanda è questa:
un assegno statale, mensile che
ti faccia portare avanti una famiglia
non risolve il problema. Il problema va
risolto con il lavoro per tutti”.

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