Cronaca

Ilva, inchiesta bis. Lunedì la svolta


TARANTO – Con il rientro a regime, la prossima settimana, dei titolari dell’inchiesta bis sull’Ilva – quella per corruzione e concussione in atti giudiziari, che ha visto emergere sinora i nomi dell’ex pr dell’Ilva Girolamo Archinà, di Fabio Riva e del professor Lorenzo Liberti – l’indagine che preannuncia sviluppi più ampi e clamorosi si prepara ad un’accelerata decisiva. Una svolta potrebbe arrivare già lunedì – proprio in concomitanza con il vertice in Provincia convocato da Florido, nel quale chiederà a consiglieri ed assessori se deve andarsene – e segnare un punto importante nel caso sul quale si stanno focalizzando le attenzioni della comunità tarantina. Come apprendiamo dal Corriere del Mezzogiorno, esisterebbero “intercettazioni imbarazzanti” per gli indagati eccellenti, “politici tarantini con incarichi di rilievo nella cosa pubblica, dipendenti di enti pubblici e imprenditori”.

I reati ipotizzati, come detto, sono quelli di corruzione e concussione; il campo di indagine, la gestione dei rifiuti e delle fonti alternative di energia. Titolare dell’inchiesta ribattezzata Enviromental Sold, Ambiente Venduto, è il pubblico ministero dottor Remo Epifani, sulla cui scrivania è già sbarcato un corposo rapporto della Guardia di Finanza. ‘Ambiente Venduto’ sfiora il Siderurgico, ma è da qui che poi sono emersi quegli elementi che hanno portato i militari delle fiamme gialle ad occuparsi della presunta corruzione in ambito Ilva sino alla perizia commissionata dalla Procura (nell’inchiesta sulle pecore alla diossina) al professor Lorenzo Liberti. Una perizia “ammorbidita”, secondo le accuse, con una mazzetta da 10.000 euro consegnata da Archinà a Liberti, in un autogrill dell’autostrada A14 nel marzo del 2010. Il materiale contenuto in quest’inchiesta è poi confluito nel fascicolo principale, quello per disastro ambientale, che ha portato al sequestro dei sei impianti dell’area a caldo del colosso dell’acciaio alle porte di Taranto ed è affidato al pool di magistrati guidato dal procuratore capo Franco Sebastio e dal procuratore aggiunto Pietro Argentino. In questo complesso gioco di inchieste ed indagini che si sovrappongono e si sommano c’è poi il terzo capitolo, quello scritto nell’informativa – lunga e, a quanto pare, decisamente dettagliata – scritta dai militari della Finanza e che sarebbe infarcita di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Dialoghi che, prima ancora di essere diventati pubblici, stanno già mettendo in subbuglio la classe dirigente tarantina, alle prese con una delicatissima ‘questione morale’ – ne riferiamo dettaglia-tamente a pagina 8 – che sta sconvolgendo il panorama politico.

Giovanni Di Meo

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