24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Cronaca

Appalto Ilva, la proposta di Romandini: stop tasse

«Trasformare i crediti vantati in sgravi fiscali e compensazioni»


«La vicenda Ilva è
questione complessa che abbraccia
problematiche diverse:
tutela della salute, salvaguardia
dell’ambiente, difesa dell’occupazione
e delle imprese locali.
Una vertenza che rischia di
compromettere ulteriormente
il territorio non solo in termini
di devastazioni, malattie,
disoccupazione, ma anche depauperando
il suo tessuto imprenditoriale».

Ad intervenire è
Luigi Romandini.
«Le imprese locali dell’appalto
Ilva, infatti, si trovano in
una incredibile condizione. In
questi anni hanno lavorato
per le acciaierie che sono in
amministrazione straordinaria,
sotto la guida di tre commissari
nominati direttamente
dal Governo. Hanno eseguito
lavori di vario tipo: manutenzione,
impiantistica e servizi,
hanno effettuato forniture che
hanno consentito la marcia
dello stabilimento siderurgico
di Taranto.
Le imprese locali danno lavoro
a migliaia di persone che hanno
effettuato le prestazioni richieste
dall’Ilva. Le maestranze,
ovviamente, vanno pagate. Ed
è proprio qui che si è creato il
corto circuito. L’azienda siderurgica
non paga le imprese o liquida
le fatture con forti ritardi
per effetto delle note difficoltà
finanziarie.

L’Ilva negli ultimi
anni ha accumulato un debito
nei confronti dell’indotto e dei
fornitori locali che, secondo
le associazioni di categoria,
ammonta complessivamente a
oltre 150 milioni di euro.
Il venir meno di questo fiume
di denaro, sta mettendo in
seria difficoltà il sistema imprenditoriale
tarantino e non
sono poche le realtà produttive
che rischiano la chiusura.
Come se non bastasse, alcune
società non possono nemmeno
interrompere le prestazioni a
causa del mancato pagamento,
perchè, è stato detto, potrebbe
venire compromessa l’attività di
uno stabilimento che lo Stato
italiano considera strategico e
di interesse nazionale.
Insomma, siamo all’assurdo.
Un drammatico paradosso in
cui a rimetterci sono solo ed
esclusivamente i tarantini,
vittime due volte. Per questo
rivolgo un pressante appello
a tutti i parlamentari della
provincia di Taranto affinchè
intervengano sulla questione,
portandola nelle sedi opportune
con proposte concrete.

Però
non basta la denuncia, né la
lamentazione fine a se stessa.
Occorrono soluzioni che siano
subito praticabili, altrimenti il
sistema rischia di saltare». Da
Romandini arriva una proposta:
«Visto che le aziende tarantine
vantano crediti per oltre 150
milioni di euro nei confronti
di un’azienda di “interesse
nazionale”, gestita da commissari
statali, perchè non
trasformare quei crediti (o una
parte di essi) in sgravi fiscali,
crediti d’imposta o altre forme
di compensazione? Perchè non
inserire il provvedimento nelle
imminenti manovre finanziarie
e fiscali per consentire alle imprese
di alleggerire la pressione
e soprattutto di proseguire l’attività
evitando che il territorio
tarantino perda altri posti di
lavoro?»

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