Cronaca

Così i rifiuti industriali hanno deturpato la gravina Leucaspide

L'inchiesta sulle collinette di rifiuti industriali create dall’Ilva


Disastro ambientale.
Un’accusa che torna ad associarsi
al nome dell’Ilva.

E’ questo infatti
uno dei reati che il pm Buccoliero,
contesta alle 21 persone coinvolte
nell’inchiesta sulle collinette di
rifiuti industriali create dall’Ilva al
confine con la gravina di Leucaspide,
nel territorio di Statte, in parte
franate in una zona di particolare
pregio. Secondo la perizia redatta
dall’ingegner Giuseppe Lamusta
per conto di Vito De Filippis,
uno dei proprietari della tenuta
Leucaspide, nella zona protetta
a ridosso della gravina sarebbero
stati sversati – dal 1995 a oggi – oltre
5 milioni di metri cubi di rifiuti
(contenenti anche berillio, pcb e
arsenico).

L’avviso di conclusione
delle indagini preliminari arriva al
culmine di una attività di indagine
che si basa su diverse consulenze. I rifiuti – secondo l’accusa – hanno
riempito la gravina, provocando
danni all’ambiente circostante e
all’acqua in falda e invadendo anche
proprietà private.
Sono indagati ex rappresentanti del
Cda di Ilva spa e Riva Fire spa e del
consiglio di famiglia Riva (Fabio
Arturo, Claudio, Nicola, Daniele,
Cesare Federico, Angelo Massimo,
Adriano ed Emilio Massimo Riva,
Laura Bottinelli e Giorgio Silva);
gli ex direttori del sito di Taranto
Salvatore Ettore, Luigi Capogrosso,
Salvatore De Felice, Adolfo Buffo,
Antonio Lupoli, Ruggero Cola,
l’attuale direttore Antonio Bufalini
e i dirigenti di stabilimento Renzo
Tommassini, Antonio Gallicchio,
Domenico Giliberti e Alessandro
Labile.

A vario titolo, vengono contestati
i reati di disastro ambientale doloso,
distruzione e deturpamento di
risorse naturali, danneggiamento,
getto pericoloso di cose e mancata
bonifica dei siti inquinanti.

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