24 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2021 alle 14:38:43

Cronaca

Cdc, intrighi e veleni: “Giangrande tradì i commercianti”


TARANTO – Il mittente è Luciano Forte. I destinatari sono i componenti il Consiglio Generale della Confcom-mercio. Una lettera aperta per spiegare cosa è successo in seno alla ‘classe dirigente’ dei commercianti e fare domande. Scomode, magari. Ma che chiedono una risposta chiara a Leonardo Giangrande, presidente di Confcommercio ed ex numero 2 della Camera di Commercio, sfiduciato dalla stessa categoria che avrebbe dovuto rappresentare nell’ente camerale. Forte, attuale componente della giunta della CdC per il commercio, rivela i retroscena di quella sfiducia. Dopo la fase del commissariamento, “si tentò un’intesa con alcune associazioni datoriali (Cia, Coldiretti, Confartigianato, Confcommercio, Claai, Confagricoltura, Api, Cna) che avesse lo scopo di costruire un’alleanza strategica in grado di garantire una guida alla Camera di Commercio; alleanza questa che produsse un documento d’intenti, datato 20 ottobre 2009”.

Una coalizione “traballante”, però, destinata a cedere il passo ad una nuova alleanza “con Confindustria, Api, Cia, Confcommercio, Coldiretti, Confcooperative, da cui scaturì un documento di gestione della CdC datato 4 agosto 2010”. Candidato presidente avrebbe dovuto essere Michele Dioguardi ma “inspiegabilmente si rinunciò a questa soluzione individuando invece nel cav. Sportelli il candidato che metteva tutti d’accordo e nonostante io continuassi ad affermare che non era la soluzione più giusta, considerata la forte personalità del candidato, e che per questo si sarebbero sicuramente registrati problemi di governabilità, questo accordo fu quello definitivo. Giangrande motivò questa decisione dichiarando che la scelta veniva assunta ‘tappandosi il naso’ per dare un governo all’ente”. Venne quindi il ricorso al Tar di Cna, Confartigianato e Confagricoltura, la sospensione di Sportelli e, qualche giorno dopo, un summit Confindustria-Confcom-mercio: “erano presenti per Confindustria tutti i consiglieri camerali e per Confcommercio solo il presidente Giangrande, Castellana, Manzulli e Dioguardi, non essendo stato ‘esteso’ l’invito ai consiglieri Forte, Donvito e De Bartolomeo”. In attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, Sportelli riprende il suo posto, e la giunta del 25 maggio 2012 sancisce l’incompatibilità tra quest’ultimo e Giangrande: cinque giorni dopo, ricorda Forte, “con una comunicazione alle associazioni alleate ed ai consiglieri si dichiara conclusa la fase di collaborazione interassociativa”. Nel frattempo, scoppia il caso della nomina del Segretario Generale (per la prima selezione Giangrande aveva ricevuto un avviso di garanzia, insieme agli altri componenti della commissione), per il 13 giugno viene formulato un invito ad Api, Cia, Claai, Coldiretti, Confcooperative e Confersercenti per ‘ricercare modalità diverse di confronto e collaborazione’ e – l’11 giugno – si riuniscono i consiglieri camerali di Confcommercio. “Nel corso della riunione vengono ipotizzate le dimissioni di tutti i consiglieri camerali come segnale forte verso la gestione Sportelli. Ma non si era detto che ci si ‘tappava il naso’ pur di assicurare un governo stabile all’ente? In quella circostanza, unitamente a qualche altro collega presente, chiedo di riflettere autonomamente sul da farsi, ma non riesco neanche a terminare la frase che Giangrande mi comunica che, se non avessi aderito alla linea da lui individuata, dovevo considerarmi fuori da Confcommercio”. “Il 12 giugno – continua Forte – decido di firmare la mozione di sfiducia con la consapevolezza che una giunta camerale rinnovata nelle persone e nel numero dei componenti possa svolgere la sue funzioni con più dinamismo”. E’ la ‘mozione di sfiducia costruttiva’, alla base della quale ci sono le “insanabili irregolarità commesse dai consiglieri nella loro qualità di componenti della Commissione di valutazione nell’ambito della procedura di selezione del Segretario generale’. Decadono Giangrande, Nigro e Caracuta. Forte ricorda l’esclusione della categoria degli agenti e rappresentati di commercio dalla Giunta, “salvo poi richiedere imprudentemente ed irritualmente, attraverso una telefonata privata, di farne parte al mio vice presidente Triuzzi”, “stessa sorte toccata a categorie altrettanto importanti e rappresentative”, e rivolge una serie di domande a Giangrande. “Si è domandato il perchè di 7 consiglieri camerali di Confcommercio, 4 hanno dissentito, due sottoscrivendo la mozione di sfiducia (Forte-Dioguardi) e due astenendosi (Donvito-De Bartolomeo)? Si è chiesto il motivo per il quale molti degli alleati convocati per la riunione del 13 giugno hanno pensato di non presenziare, perchè dei 26 presenti al consiglio camerale del 14 giugno, 19 erano firmatari della sfiducia, 2 si sono astenuti e 5 erano sfavorevoli, di cui 3 di Confcommercio?”. Ancora, “è possibile che pensi che i 5.000 euro lordi da lui percepiti quale compenso da vice presidente siano irrilevanti, mentre per altri cifre nettamente inferiori costituiscano motivo d’interesse? Perchè non è stato fautore della riduzione dei compensi degli amministratori della Camera, al contrario votando a favore di un aumento nel corso del consiglio camerale del 28 luglio 2011?” . Forte, che a breve comparirà dinanzi al collegio dei probiviri perchè accusato di comportamento lesivo per l’associazione in occasione della sfiducia, si dice “sereno”. E si chiede perchè Giangrande non si sia dimesso da vice presidente della Società di Garanzia, come promesso, accettando inoltre la nomina nel cda di Banca di Taranto e se non ha ritenuto che “l’avviso di garanzia ricevuto dovesse suggerirgli, in nome del codice etico, di sospendersi dalla presidenza dell’associazione”. “Perchè, nell’ultimo consiglio generale di Confcommercio, chiede la sottoscrizione di un documento di fiducia? Quali sono i suoi timori?”

Giovanni Di Meo

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