27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 11:41:49

Cronaca

I cambiamenti incompresi nel Mediterraneo ed il futuro del porto di Taranto

Col Piano Industriale invocato dal Ministro Calenda l’Ilva tornerebbe ad essere riferimento per la movimentazione


Nei giorni scorsi è
apparsa una notizia su alcuni quotidiani
della Regione Veneto relativa
all’arrivo nel porto di Zara di operatori
marittimi cinesi; una notizia che
forse abbiamo sottovalutato e che
testimonia, invece, un forte interesse
da parte di gestori del trasporto via
mare nella fascia orientale dell’alto
adriatico; questo denuncia in modo
inequivocabile la crescita degli interessi
dell’area balcanica e del vasto
sistema economico presente nel territorio
russo verso il Mediterraneo.

In realtà stanno prendendo corpo,
ormai da qualche anno, chiari segnali
di reinvenzione del bacino del
Mediterraneo e si sta pian piano
configurando un nuovo scenario.
Uno scenario che possiamo cominciare
a descrivere e a identifi care in
cinque porti transhipment: Algesiraz,
Cagliari. Gioia Tauro, Pireo e
Damietta e in due sistemi portuali di
rete: Arco Ligure – Toscano (Savona
– Genova – La Spezia – Livorno) e
Arco Adriatico settentrionale (Venezia
– Trieste – Koper – Zara).
Gli altri impianti portuali continueranno
a svolgere ruoli completamente
diversi da quelli programmati.
Uno scenario che nell’arco di pochi
anni, addirittura, aggregherà tutto il
traffico di transhipment in soli due
impianti portuali: Pireo e Algesiraz,
mentre i porti di sistema cresceranno
ulteriormente.
Sicuramente queste considerazioni
saranno criticate dai vari soggetti
preposti alla gestione dei porti di Civitavecchia,
Napoli, Salerno, Gioia
Tauro, Palermo, Augusta, Taranto,
Bari, Brindisi, Ancona e Ravenna;
queste realtà stanno già oggi assistendo
o ad una falsa crescita della
movimentazione o, come nel caso
di Taranto, Brindisi, Augusta, Civitavecchia,
Ancona, ad un vero crollo
degli interessi dei vari operatori,
delle varie compagnie marittime,
che si stanno convincendo che ormai
si è avviato un, articolato ed inarrestabile,
processo di cambiamento
di tutte le condizioni che per anni
avevano caratterizzato la offerta
trasportistica dell’intero bacino del
Mediterraneo.

Il mondo del trasporto delle merci,
sia via terra che via mare, ha una sua
peculiarità: anticipa le evoluzioni
macro economiche; ad esempio nel
2007 quando il Fondo Monetario
Internazionale, la Banca Centrale
Europea, la Confi ndustria, la Banca
d’Italia prevedevano una crescita del
PIL italiano del 2,5% nel 2008, del
3,2% nel 2009 e del 2,9% nel 2010,
il mondo del trasporto denunciò in
anticipo la esplosione di una grave
crisi e lo fece sulla base di chiari segnali
legati all’approvvigionamento
dei prodotti sui mercati nazionali ed
internazionali.
Ebbene questo loro ruolo di “sentinelle”
dei processi evolutivi o involutivi,
anche in questo particolare
momento storico dovremo sfruttarlo
e, con un approccio simile, dovremo
cercare di rileggere e reinventare i
ruoli e le funzioni di alcuni impianti
portuali che devono da subito tentare
una rilettura critica dei propri piani.

L’arco portuale ligure – toscano
(Savona – Genova – La Spezia – Livorno) potendo contare su un futuro
sicuramente positivo dovrà evitare
false concorrenzialità e costruire
una offerta capace di garantire convenienze
misurabili soprattutto per
le filiere merceologiche dell’area
centro – occidentale dell’Europa.
L’arco portuale del Nord adriatico,
quello formato dai porti italiani,
sloveni e croati può invece crescere
ulteriormente e diventare, forse,
uno degli HUB più forti del Mediterraneo.
Sarà bene che le altre realtà portuali
del nostro Paese costruiscano nel
breve periodo nuovi assetti strutturali
ed infrastrutturali coerenti con
un simile scenario.
Molti riterranno queste note frutto
di una errata analisi e di un pessimistico
approccio alle tematiche legate
all’intero “sistema Mediterraneo”.
D’altra parte pochi giorni fa è comparso
sul quotidiano “Il Tirreno” un
articolo dal titolo “Livorno 2030.

La
nuova Rotterdam del Mediterraneo”
e leggendolo attentamente si scopre
che in fondo queste sono previsioni
quasi scontate.
Forse solo per il sistema portuale Taranto
– Brindisi, due porti collegati da una ferrovia che, in futuro, potrà
diventare un vero canale secco a supporto
di due porti, che diventeranno
in tal modo un unico hub; infatti se
il Governo riuscisse, in tempi certi,
a realizzare quel Piano industriale
invocato dal Ministro Calenda,
l’Ilva (secondo centro siderurgico
d’Europa) potrebbe tornare ad essere
un riferimento strategico capace di
generare processi di movimentazione
veri e costanti e tutto ciò con una
garanzia temporale lunga.

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