Cronaca

La giunta comunale ed il manuale Emiliano

L'analisi dopo le prime nomine


Ha ragione il sindaco Melucci
quando afferma che
ha bisogno di persone
preparate, che sappiano
sedere ai tavoli istituzionali.

Troppo imbarazzante,
infatti, è stato il
vuoto lasciato in questi
anni dall’amministrazione
Stefàno.
Ha ragione anche quando
ripete che «bisogna alzare
l’asticella» e che non
bisogna cedere al piccolo
cabotaggio della vecchia
politica. Tutte premesse
condivisibili e per questo
è stato ancora più sorprendente
leggere i nomi
dei primi quattro assessori
della sua giunta.
Prendiamo De Franchi e Di
Paola, i due baresi. Non
è questione di certificato
di nascita o di residenza.
Sono professionisti completamente
avulsi dalla realtà
tarantina.

Non conoscono
la città, non ne conoscono
i problemi. Sono semplicemente
estranei. Entrambi
sono legati a diverso titolo
a Michele Emiliano. La nomina
di Aurelio Di Paola
nella giunta Melucci lascia
un posto libero nel comitato
di gestione del porto di
Taranto, dove Di Paola era
stato nominato proprio da
Emiliano in rappresentanza
della Regione. Ora dovrà
cedere il posto nel comitato
portuale e quindi si
libera una casella che sarà
sempre appannaggio di
Emiliano. Per il governatore
due piccioni con una fava.

Analogo ragionamento per
De Franchi, già assessore
di Emiliano quando il magistrato
faceva il sindaco a
Bari. De Franchi dovrà lasciare
la carica che ricopre
attualmente: quella di sub
commissario all’agenzia
regionale per il servizio
dei rifiuti. Altro posto che
si libera. Altra casella a
disposizione di Emiliano e
del nuovo assessore regionale
all’ambiente, Filippo
Caracciolo (Pd). Il dubbio
che si tratti di scelte fatte
non per competenza ma in
ossequio agli antichi puzzle
della politica vecchia maniera
è forte. Fortissimo.

Ecco, se si fosse trattato di
professionisti del tutto estranei
a certe liturgie avremmo potuto
comprenderle nello spirito della
discontinuità annunciata dal
sindaco. Ma qui siamo di fronte
a professionisti che occupano
ora una casella ora un’altra a
seconda delle esigenze e dei
mutevoli capricci della politica.
Pedine sulla scacchiera.
Da muovere a seconda delle
circostanze.

Tutta da scoprire è Valentina Tilgher,
presentata come esperta
in export. Lavora a Ravenna e
proviene dalla Spreafico, gruppo
dell’ortofrutta molto attivo
nel territorio emiliano (questa
volta il riferimento è solo geografico…).
Di lei si sa poco.
Per averla pescata così lontano,
Melucci deve considerarla senza
ombra di dubbio di valore superiore
alla media. È attesa alla
prova dei fatti.
La nomina forse più imbarazzante
è però quella di Massimiliano
Motolese. Difficile farla passare
per scelta tecnica, essendo
Motolese noto quasi esclusivamente
per essere stato staffista
prima dell’onorevole Pelillo e
poi del gruppo Pd alla Regione.
Di più: sua mamma Carmen
Galluzzo è appena stata eletta
in consiglio comunale (gruppo
Pd, area Emiliano).

Mamma
consigliera, figlio assessore.
Come ai tempi della seconda
amministrazione Di Bello. Imbarazzante,
appunto. Ci sarebbe
voluto più buon senso.
Con queste prime nomine il
sindaco Melucci si è assunto
una enorme responsabilità. Ora
deve cacciare il sospetto che la
sua sia una giunta telecomandata
da Michele Emiliano e che
questa città sia diventata una
colonia del presidente della Regione.
Esattamente il contrario
dei propositi di autonomia e
autorevolezza annunciati dal
sindaco. Taranto, per ora, resta
molto sullo sfondo.
Non solo: adesso Melucci deve
vedersela col profondo malcontento
prodotto dalle sue scelte
nella sua stessa maggioranza.
E i voti per governare, si sa,
si raccolgono in consiglio. A
meno che l’intenzione non sia
quella di trattare con i singoli
consiglieri, dichiarando guerra
ai partiti e alle liste che lo hanno
sostenuto. In perfetto stile
Stefàno, insomma.

In bocca al
lupo. Per la città.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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