Cronaca

Ucciso dall’amianto, agli eredi 200mila euro

La famiglia si era rivolta all’associazione Contramianto


Un operaio dell’Arsenale
morto per asbestosi nel 2012. E
ora la famiglia ottiene giustizia.

Agli
eredi del povero lavoratore è stato
infatti riconosciuto un risarcimento
di 200 mila euro ed una pensione di
1.600 euro mensili.

«La famiglia della vittima – dice Luciano
Carleo, presidente dell’associazione
Contramianto – aveva chiesto
aiuto a Contramianto affinchè fosse
sancito, per la morte da asbestosi
del loro congiunto, dipendente civile
motorista dell’Arsenale, il diritto
previsto per Vittima del Dovere,
diritto che ora viene ottenuto con il
Decreto di riconoscimento. Certo
nessun indennizzo potrà riportare in
vita il loro caro ma il riconoscimento
dà giustizia affermando il legame
tra amianto, lavorazioni in Marina
Militare ed insorgenza dell’asbestosi
che ha portato a morte l’operaio».

L’uomo era stato assunto all’Arsenale
nel primo dopoguerra come
dipendente del Ministero Difesa con
la qualifica di allievo operaio e poi
pensionato dopo quarant’anni come
operaio motorista meccanico specializzato.
L’esposizione all’amianto
è da ricondurre, afferma Carleo,
al lavoro «a diretto contatto delle
coibentazioni e parti in amianto di
motori, tubazioni , scarichi, paratie,
guarnizioni» e anche «durante i
grandi lavori di manutenzione navale
dove tutti, operai, arsenale e indotto,
e marinai partecipavano indistintamente
alle attività di smontaggio e
rimontaggio di macchinari ed apparecchiature
con parti di amianto o
che prevedevano sino ai primi anni
“90 l’uso di amianto. Per far fronte
ad interventi di rifacimento dell’isolamento
di tubazioni l’amianto in
polvere veniva impastato direttamente
a bordo prima di essere utilizzato
dai coibentatori per le riparazioni».

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