29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 10:57:13

Cronaca

Ambiente Venduto, il fascicolo si “sdoppia”: due pubblici ministeri


TARANTO – Una riunione operativa per fare il punto sull’inchiesta ed arrivare al passo decisivo: dichiarare la chiusura delle indagini e far partire gli avvisi di garanzia. Tredici, con ogni probabilità, in questo primo step. Per ‘Ambiente Venduto’, la cosiddetta inchiesta bis sull’Ilva, sono giorni decisivi. La parte relativa all’Ilva è sulla scrivania del pubblico ministero Giovanna Cannarile, uno dei magistrati titolari dell’inchiesta sul disastro ambientale insieme al procuratore capo, Franco Sebastio, all’aggiunto, Pietro Argentino, e al sostituto procuratore Mariano Buccoliero, mentre la parte extra Ilva è seguita dal dottor Remo Epifani. E’ sulle discariche all’interno delle aziende tarantine (anche il siderurgico, ma non solo), su autorizzazioni, permessi e controlli che il pubblico ministero ha delegato l’attività ai militari della Guardia di Finanza.

Che, a loro volta, arriveranno poi a Girolamo Archinà, l’uomo delle pubbliche relazioni dell’Ilva estromesso dal nuovo presidente Bruno Ferrante lo scorso 4 agosto, quando il suo nome è emerso in quella che è stata ribattezzata ‘inchiesta bis’ sul colosso dell’acciaio. Dalle telefonate registrate nell’ambito di Environment Sold verranno la storia della busta con 10.000 euro consegnata il 27 marzo del 2010 – ad indagine già ben avviata, quindi – all’allora consulente della Procura, il professor Lorenzo Liberti, incaricato di una perizia sulla diossina. “Ammorbidita”, secondo la ricostruzione del dottor Epifani, dalla mazzetta consegnata da Archinà in un autogrill dell’autostrada A14. Lo stesso Liberti, a novembre, è stato convocato dal pm, ed in quella occasione l’ex preside della facoltà tarantina di Ingegneria ha respinto con forza ogni accusa. A marzo è quindi arrivata, da parte gip Giuseppe Tommasino, la proroga delle indagini preliminari, mentre l’inchiesta si è divisa in due. Il troncone Ilva, “Archinà-Liberti”, è confluito nell’inchiesta madre sul disastro ambientale, che ha portato al sequestro dei sei impianti dell’area a caldo della grande fabbrica dell’acciaio ed è affidato al pool di magistrati guidato dal procuratore capo Franco Sebastio e dal procuratore aggiunto Pietro Argentino, che puntano a dimostrare così la capacità dell’azienda di essere persuasiva anche nei confronti degli enti pubblici; il filone staccato dalla ‘vicenda Ilva’ è rimasto invece al dottor Epifani. In questo quadro sfaccettato si inseriranno gli avvisi di conclusione delle indagini per associazione a delinquere, corruzione e concussione, che avranno come destinatari anche politici tarantini con incarichi di rilievo nella cosa pubblica, dipendenti di enti pubblici ed imprenditori. L’indagine che preannuncia sviluppi più ampi e clamorosi si prepara ad un’accelerata decisiva. L’informativa scritta dai militari della Finanza, che sarebbe infarcita di imbarazzanti intercettazioni telefoniche ed ambientali, è già sulla scrivania del magistrato inquirente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche