25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 16:22:59

Cronaca

In Libia, missione da Taranto

Tecnici militari dall’Arsenale per la rinascita della Guardia Costiera di Tripoli


Passa anche attraverso
l’esperienza ed il know
how delle maestranze dell’Arsenale
di Taranto la rinascita
della Guardia Costiera Libica,
pilastro – nelle intenzioni –
della lotta all’immigrazione
clandestina.

Come si legge in un reportage
da Tripoli pubblicato
da Repubblica a firma di
Vincenzo Nigro, «i tecnici
militari arrivano dagli Arsenali
di Spezia e Taranto, sono
maghi dell’aggiustamento
meccanico, con un cacciavite
fanno miracoli». Sono loro ad
accoparsi della ‘rinascita’ della
unità navali destinate ad
essere utilizzate dai militari
libici. Il Paese nordafricano
non può acquistarne di nuove,
ed i tecnici italiani, in questa
prima missione libica, stanno
letteralmente riconsegnando
alla completa funzionalità
una corvetta croata ‘eredità’
del colonnello Gheddafi.
“Sarraj ha violato in modo
grave gli accordi” firmati
a Parigi il 25 luglio, “dove
si dice esplicitamente che
mosse di questo genere vanno
coordinate tra noi. Ma la
violazione è anche italiana.
A Roma sono corresponsabili,
sanno benissimo che Sarraj
non ha alcuna autorità per
permettere alle vostre navi
di venire nelle nostre acque
territoriali. Non ha chiesto il
parere a me e neppure al suo
Consiglio presidenziale. La
sua è una scelta individuale,
illegittima e illegale”.

Lo
afferma il generale Khalifa
Haftar in un’intervista al Corriere
della Sera in cui precisa
che, nonostante la “fiducia
tradita”, non bombarderà le
navi della Marina militare
italiana. “Voglio ribadire che
libici e italiani sono amici.
Abbiamo superato il retaggio
dell’aggressione fascista”,
dice Haftar. Tuttavia “nessuno
può entrare con mezzi militari
nelle nostre acque territoriali
senza autorizzazione. Sarebbe
un’invasione e abbiamo il
diritto-dovere di difenderci,
anche se chi ci attacca è
molto più forte di noi”.
A fine luglio, Il Consiglio dei
ministri ha approvato il decreto
sull’invio di navi italiane
in Libia.
Si tratta ha detto il premier,
Paolo Gentiloni, di una “missione
di supporto operativo
alla guardia costiera libica”.

“Credo – ha aggiunto Gentiloni
– che sia molto importante
considerare questo come un
passo in avanti nel contributo
italiano alla capacità
delle autorità libiche di condurre
loro iniziativa contro
gli scafisti e a rafforzare la
capacità di controllo delle
frontiere, che è un pezzo di
un percorso della stabilizzazione
della Libia a cui l’Italia
è particolarmente affezionata
e sul quale siamo impegnati
da alcuni anni”.
“Quanto approvato è né più e
né meno quanto richiesto dal
governo libico” e “non è una
iniziativa contro la sovranità
libica”.

“Sarebbe non rispettare
la sostanza di quello che il
governo ha deciso presentarla
come un enorme invio di grandi
flotte, squadriglie aeree e
cose di questo genere.
Stiamo parlando di una richiesta
a cui abbiamo aderito di
supporto alla guardia costiera
libica”. “Credo – ha aggiunto
– che sia di un certo rilievo
che anche il mondo dell’informazione,
dei media, ci
aiuti in qualche modo a presentare
questa iniziativa per
quello che è: è un’iniziativa
importante perchè può dare
un contributo significativo a
rafforzare la sovranità libica,
non è certo una iniziativa che
si prende contro la sovranità
libica”.

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