21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 18:53:00

Cronaca

Sequestri all’Eni, rifornimenti a rischio

Sigilli a 90 contatori della raffineria. E’ già scatta la psicosi con file ai distributori di carburante


Scattano i sigilli a 90
contatori dello stabilimento Eni:
benzina a rischio.

E’ già scattata
la psicosi con file ai distributori di
carburante. Per gli automobilisti
c’è il timore di rimanere a secco
ma è necessario sottolineare che
ilcarburante potrebbe arrivare dalle
altre raffinerie del sud Italia.
Sono i contraccolpi causati dalla
maxi inchiesta avviata dalla Procura
di Roma che ha coinvolto la raffineria
Eni di Taranto.La Guardia di
Finanza indaga su una maxi evasione
di accise che si aggirerebbe intorno
ai 10 milioni di euro, rispetto
ai 40 milioni di litri di carburante
venduti.I militari del Nucleo di polzia
tributaria di Taranto diretti dal
tenente colonnello Antonio Marco
Antonucci su disposizione del gip
del tribunale di Roma hanno posto
sotto sequestro novanta contatori
di benzina.

Si tratta, quindi, del
sequestro preventivo dei sistemi di
misurazione di prodotti petroliferi
installati in depositi e raffinerie
dell’Eni, situati in 13 regioni.
Attraverso l’esame della documentazione
e dei supporti informatici
acquisiti durante le perquisizioni
e grazie ai controlli su strada della
movimentazione dei carburanti e
alle consulenze tecniche disposte
dall’autorità giudiziaria, è stata accertata
la sottrazione al pagamento
delle accise su quasi 40 milioni di
litri di prodotti, con conseguente
evasione di circa 10 milioni di
euro di tributi.

Gli investigatori
avrebbero scoperto che la presunta
frode veniva realizzata attraverso la
manomissione degli strumenti di
misurazione (“testate”) e dei sigilli
apposti sugli stessi dall’amministrazione
finanziaria a tutela della
loro immodificabilità, l’arbitraria
modifica delle variabili di volume,
temperatura e densità dei carburanti
e l’alterazione informatica
delle “testate”, anche da remoto”.
Ciò avrebbe comportato, secondo
gli inquirenti, la commercializzazione
di quantitativi di carburanti
superiori a quelli realmente estratti
dai depositi e risultanti dalla documentazione
contabile, con la conseguente
immissione in consumo
di prodotti in evasione d’imposta”.
Sono 18 le persone a vario titolo
indagate (direttori, responsabili
operativi e dipendenti di depositi e
raffinerie, nonché funzionari di uffici
metrici) per sottrazione di prodotto
al pagamento dell’imposta,
alterazione di misuratori e sigilli,
uso di strumenti di misura alterati,
predisposizione di falsi verbali e
attestazioni, abuso d’ufficio.

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