Cronaca

Armi e pizzini, innocente in cella ora chiede un maxi risarcimento


TARANTO – Armi e pizzini: dopo l’assoluzione chiede un risarcimento di 500mila euro per ingiusta detenzione. Per Cosimo Brigante, un cinquantenne tarantino, il maxi risarcimento è stato chiesto dall’avvocato Giuseppe Lecce. L’uomo, un imprenditore ortofrutticolo, fu arrestato nel 2007, insieme ad altre tre persone, dai carabinieri tra Torre Ovo e Torricella. A bordo della macchina di un calabrese, che era insieme ai tre, i militari dell’Arma rinvennero una pistola calibro 7.65, con matricola limata, coltelli, assegni e contanti per oltre 140mila euro e “pizzini” della ‘ndrangheta. Per Brigante sei mesi di detenzione tra carcere e arresti domiciliari; ma poi è arrivato il processo e l’assoluzione per non aver commesso il fatto. A quel punto il suo difensore ha fatto richiesta di maxi risarcimento alla corte d’Appello.

E’ stata respinta ma l’avvocato Lecce ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Dopo l’udienza del 26 luglio scorso ora i giudici della Suprema Corte dovranno decidere se respingere il ricorso o se trasmettere gli atti alla Corte d’Appello. Una odissea per Brigante che è stato anche indagato per 416 bis e la cui posizione è stata poi archiviata. Fu anche rigettata dal Tribunale di Taranto la richiesta nei suoi confronti di applicazione della sorveglianza speciale. Su quell’arresto si pronunciò anche la Cassazione. La seconda sezione penale della Suprema Corte stabilì che il provvedimento restrittivo a carico dell’imprenditore era da annullare con rinvio al Tribunale del Riesame, il quale, successivamente annullò l’ordinanza di custodia cautelare. Per l’ingiusta detenzione l’uomo ha fatto richiesta di un risarcimento di 500mila euro. I giudici della Corte d’Appello l’hanno respinta ma lui non demorde e tramite il suo legale ha fatto ricorso in Cassazione.

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