22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca

La lezione di Bonelli: a Taranto contro Renzi, a Roma con Renzi

​Spiazzati i suoi sostenitori tarantini​


E così Angelo Bonelli si
sposerà col Pd.

Il partito che gli ambientalisti
di Taranto hanno sempre
considerato politicamente criminale
per la raffica dei cosiddetti decreti
salva Ilva. Quei decreti contro i quali
Bonelli è stato sempre in prima fila
ergendosi a paladino della salute
dei tarantini, invocando Pittsburgh
e suggestionando con l’immagine dei
fiorellini che spuntavano dalla bocca
delle ciminiere.
Per gli ambientalisti dei Due Mari
sarà uno shock questo matrimonio
elettorale. Un matrimonio romantico
nel nome, visto che si chiama “Insieme”
la lista alleata del Pd nella
quale confluiscono i Verdi di Bonelli,
i socialisti di Nencini, i prodiani di
Santagata.

Sarà uno shock questa alleanza
per quanti, a Taranto, dal 2012
ad oggi hanno ammantato Bonelli di
un’aura messianica conferendogli lo
scettro di cavaliere senza macchia e
senza paura per combattere la madre
di tutte le battaglie: quella contro il
“mostro” Ilva e contro chi quel mostro
ha voluto tutelare.
Eppure non coglie di sorpresa questa
piroetta bonelliana. Era già scritta, a
ben vedere. Perché già l’anno scorso
Bonelli e il suo compagno di crociata
Giobbe Covatta avevano deciso di
appoggiare alle elezioni comunali
di Roma il candidato sindaco del
Pd, Roberto Giachetti, uno di quei
deputati che i decreti “salva Ilva” li
aveva votati pigiando il tasto giusto
nell’aula di Montecitorio.

Bastava
quel precedente per smitizzare il profeta
green che fino a qualche giorno fa
chiedeva ai ministri Calenda, Galletti
e Poletti se farebbero vivere i loro figli
al rione Tamburi. Lo stesso Bonelli
che appena tre mesi fa, a settembre, a
Matteo Renzi che definiva il Pd come
partito ambientalista rispondeva con
un corrosivo: “Non è uno scherzo,
perché è come se fosse un incubo!”,
non tralasciando di dare del bugiardo
all’ex presidente del consiglio. Due
mesi dopo, a novembre, siamo invece
passati al dialogo tra Verdi e Pd sui
temi ambientali per arrivare, l’11 dicembre,
all’incontro a due tra Bonelli
e Renzi per definire l’alleanza elettorale.
Incontro, per dirla con Renzi, nel
quale il segretario del Pd «ha preso
atto delle richieste dei Verdi».

Che,
fuori dal politichese, oltre a indubbie
convergenze sui contenuti, significa
anche assicurare agli alleati qualche
buon collegio o qualche postazione
blindata nel listino bloccato. Chissà,
magari anche per lo stesso Bonelli.
Tutto legittimo, intendiamoci. Bonelli
si rivela politicamente scaltro e abile
nel dare nuovo smalto ad una carriera
che, a livello nazionale, si era appannata
dopo la mancata rielezione
al Parlamento nel 2008 e nel 2013 e
dopo la mancata elezione alle europee
del 2014. Con la sola parentesi
dell’elezione al consiglio regionale del
Lazio del 2010 e, appunto, l’elezione
al consiglio comunale di Taranto
nel 2012 quando si presentò come
candidato sindaco rappresentando
obiettivamente la novità politica di
quella tornata elettorale.

Un entusiasmo
tuttavia non replicato nel 2017,
quando la sua candidatura come
capolista di Taranto Respira non è
servita a spingere Vincenzo Fornaro
oltre un non brillantissimo 9%.
Elezioni nelle quali lo stesso Bonelli
ha dovuto accontentarsi di sole 625
preferenze personali. Pochine per
chi cinque anni prima da candidato
sindaco di voti ne aveva incassati
oltre 12 mila.
Osannato e venerato dai suoi seguaci
tarantini abbagliati da tanta luce, con
la mossa di allearsi col Pd Bonelli ha
impartito proprio ai suoi fedelissimi
sostenitori una durissima lezione di
pragmatismo politico: non esistono
mostri coi quali non si possa dialogare.

Sia che si chiamino Pd sia che, per
sillogismo, si chiamino Ilva. Con una
significativa appendice: non si può
essere più realisti del re. E quei realisti
oggi Bonelli li mette improvvisamente
a nudo: li fa apparire molto più provinciali
e inutilmente integralisti.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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