Cronaca

Ilva, ala Provincia scende in campo

L’intervento di Piero Bitetti, consigliere comunale e provinciale


«La bocciatura del referendum del 4 dicembre
2016 per opera del
popolo italiano restituisce di
fatto alle Province un ruolo
di primo piano nell’architettura
istituzionale italiana».

Ne è convinto Piero Bitetti,
consigliere comunale e provinciale
che, in merito al
futuro dell’Ilva e della Terra
Jonica, auspica un ruolo da
protagonista della Provincia
di Taranto.

«Spesso si sottovalutano
funzioni e ruoli assegnati
a questo ente di secondo
livello, cioè deputato
a svolgere l’importante
compito di coordinamento
delle dinamiche di crescita
e di sviluppo di ambiti
territoriali sovracomunali.
Nel 2017, la Provincia di Taranto
ha eletto i suoi organi
di governo, dunque da allora
è non solo pienamente legittimata
ad operare ma agisce,
e sempre più dovrà agire,
per recuperare un ruolo di
primo piano nella dialettica
istituzionale locale, come
del resto è avvenuto negli
anni passati. La Provincia
di Taranto, a cui è affidato il
compito di redigere il Ptc, il
Piano Territoriale di Coordinamento,
vanta sotto questo
profilo una riconosciuta
tradizione che va ripresa
e rilanciata. Pensiamo alle
tematiche dello sviluppo e,
in particolare, alla vicenda
Ilva.

L’Amministrazione provinciale
– sostiene Bitetti
– può e deve rappresentare
gli interessi della comunità
di Terra Ionica nell’ambito di
tutte le valutazioni all’esame
del nostro territorio per
rendere il siderurgico tarantino
uno stabilimento sicuro,
rispettoso della salvaguardia
della salute e dell’ambiente,
capace di preservare i livelli
occupazionali».

«Evidenze scientifiche dimostrano
come gli effetti
potenzialmente dannosi
dell’inquinamento industriale
ricadano anche su comuni
e realtà geografiche distanti
decine se non centinaia di
chilometri dalla fonte inquinante.
Di qui la necessità di
rappresentare le istanze dei
comuni ionici, non ovviamente
sostituendosi ad essi,
ma in un’ottica di sistema e
di programmazione dello sviluppo
economico e sociale.
Tema, questo, sul quale la
Provincia di Taranto vuole
tornare ad esprimere con
forza e autorevolezza la sua
posizione. Non a caso, infatti,
si discute giustamente di
nuove occasioni di sviluppo
non legate solo alla monocultura
industriale ma capaci
di valorizzare le vocazioni
naturali della nostra terra.

Di questo nuovo scenario,
che trova nei finanziamenti
previsti dal Contratto Istituzionale
per Taranto un sicuro
ancoraggio per trasformare
le proposte in interventi
concreti, la Provincia vuole
essere un attore protagonista,
insieme naturalmente
al Comune di Taranto e agli
altri soggetti istituzionali
e sociali che collegialmente
stanno compiendo lo sforzo
di consegnare alla popolazione
ionica un futuro più
roseo e nuove prospettive di
lavoro a beneficio soprattutto
dei più giovani».
«La Provincia di Taranto
vuole dunque offrire il suo
contributo in merito al percorso
di ambientalizzazione
dell’Ilva, avanzando se del
caso suggerimenti e proposte
tese a migliorare lo stato
delle cose.

Nel contempo,
essa aspira ad attivare tutti
gli strumenti utili, previsti
dalle prerogative istituzionali
che la riguardano,
per favorire il più ampio
dibattito riguardante lo
sviluppo complessivo della
Terra Ionica. Dalla portualità
al completamento delle
opere infrastrutturali come
per esempio la Regionale 8,
solo per citare due temi, mi
farò carico personalmente
di organizzare momenti di
confronto e di dialogo con
tutti gli organismi di rappresentanza,
gli ordini professionali
e le associazioni
a cui sta a cuore il destino
della Terra Ionica. Non a
caso all’articolo 22 del DL 50 del 2016, poi modificato
dal DL 56 del 2017, si definiscono
modi, funzioni e
competenze del Dibattito
Pubblico, mutuando l’esperienza
francese del “Débat
Public”.

non si misura e valuta solo
dall’adozione di meri atti o
provvedimenti documentali,
pure necessari, ma anche
dalla capacità di alimentare
un dibattito culturale
partecipato e qualificato.
Con questa sfida vogliamo
misurarci. Con umiltà e ambizione».Ecco – conclude
Piero Bitetti – noi vogliamo
fare proprio questo, perché il
coordinamento istituzionale

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