17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

Call Center, paga da fame: 33 centesimi all’ora

​La denuncia di Andrea Lumino, segretario generale della Slc Cgil di Taranto


«In vent’anni nulla è
cambiato nel mondo del lavoro, tranne
il fatto che ora la legge c’è e gli
avvocati della Cgil hanno intenzione
di utilizzarla nel settore del Call Center,
una sorta di Far West dei diritti
dove donne e uomini disoccupati
vengono sfruttati».

Ieri mattina , nel corso di una conferenza
stampa, Andrea Lumino,
segretario generale della Slc Cgil
di Taranto, ha denunciato: «su un
sito di annunci online si parla di
una azienda di Lecce, con sede a
Taranto, che propone 12 mila euro
annue con il lavoro di call center a
paga contrattuale. Di tutt’altro tenore
il racconto delle lavoratrici, sette in
tutto, che dopo un periodo di lavoro
da metà ottobre fino a dicembre, si
sono licenziate dopo aver avuto, non
la busta paga, bensì il primo bonifico
allucinante di appena 92 euro per un
mese di lavoro. Alle rimostranze l’azienda
ha risposto che se per 5 minuti
si lascia il posto per andare al bagno,
o si arriva con tre minuti di ritardo, si
toglie un ora di lavoro.

Ho più volte
fatto il conto con la calcolatrice – ha
aggiunto Lumino – e veniva 33 centesimi
l’ora a fronte delle 6 ore 30 per
contratto. La vertenza ora assume
tutto il valore pubblico della tutela
dei diritti delle lavoratrice da una
condizione di palese sfruttamento.
Abbiamo interessato i nostri legali
che hanno detto che è interessante
collegare questa situazione alla
legge sul caporalato per i risvolti
penali, per questo motivo abbiamo preparato esposto denuncia da parte
delle lavoratrici e del sindacato da inviare
alla Procura della Repubblica,
al sindaco di Taranto, al Presidente
della Provincia e al Prefetto perchè
intervengano su questo aspetto di
tutela dei diritti delle persone e del
lavoro. Un tema quindi da porre al
mondo politico istutuzionale per
alzare il tono nei confronti dei questo
mondo del lavoro moderno. Un
lavoro deregolamentato, dove non c’è
un etica da parte della committenza
e che riguarda tutto il mondo delle
telecomunicazioni e della telefonia,
e anche parte dello Stato.

Quello del
call center è un settore del mercato
del lavoro malato, spesso alle prese
con leggi sfavorevoli, con aziende
che andrebbero controllate con
l’antimafia e dove i committenti,
pensano solo al risparmio ricavato
sullo sfruttamento di chi lavora che
è l’anello più debole della catena
e dalla cui parte noi come Cgil,
staremo sempre. Se il committente
non interviene, lo riterremo correo
di questa situazione: questo non
è lavoro e queste aziende vanno
chiuse. Le istituzioni si schierino al
nostro fianco e firmino il protocollo
sulla legalità per i call center che
abbiamo proposto lo scorso mese.
Se dovesse inoltre essere possibile
estendere le sanzioni previste dalla legge sul caporalato a questo settore
(le condizioni sono esattamente le
stesse) agiremo a fondo sia su questo
che in tutti gli altri casi. Non è stato
toccato solo il diritto del lavoro – ha
concluso il segretario della Slc Cgil
di Taranto, Andrea Lumino – ma
la dignità delle persone e di una
comunità che non può continuare a
subire tutto o ad essere ricattata in
nome della crisi».

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