Cronaca

Inchiesta bis sull’Ilva, in settimana arrivano i nomi: tremano i politici


TARANTO – Un clima fatto d’attesa, di sussurri ed indiscrezioni. Per certi versi, simile a quello che ha caratterizzato i giorni precedenti al sequestro dell’area a caldo dello stabilimento. Ma per l’inchiesta bis sull’Ilva, adesso, siamo davvero al conto alla rovescia: in settimana l’indagine dovrebbe arrivare al capolinea, con la conseguente divulgazione dei nomi degli inquisiti. Per ‘Ambiente Venduto’, come è stata ribattezzata l’inchiesta bis – che travalica però i confini del siderurgico – siamo alla svolta, dunque. E’ sulle discariche all’interno delle aziende tarantine (anche, ma non solo, l’Ilva), su autorizzazioni, permessi e controlli che il pubblico ministero ha delegato l’attività ai militari della Guardia di Finanza.

Che, a loro volta, arriveranno poi a Girolamo Archinà, l’uomo delle pubbliche relazioni dell’Ilva estromesso dal nuovo presidente Bruno Ferrante lo scorso 4 agosto, quando il suo nome è emerso in quella che è stata ribattezzata ‘inchiesta bis’ sul colosso dell’acciaio. Dalle telefonate registrate nell’ambito di Environment Sold verranno la storia della busta con 10.000 euro consegnata il 27 marzo del 2010 – ad indagine già ben avviata, quindi – all’allora consulente della Procura, il professor Lorenzo Liberti, incaricato di una perizia sulla diossina. “Ammorbidita”, secondo la ricostruzione del dottor Epifani, dalla mazzetta consegnata da Archinà in un autogrill dell’autostrada A14. Lo stesso Liberti, a novembre, è stato convocato dal pm, ed in quella occasione l’ex preside della facoltà tarantina di Ingegneria ha respinto con forza ogni accusa. A marzo è quindi arrivata, da parte gip Giuseppe Tommasino, la proroga delle indagini preliminari, mentre l’inchiesta si è divisa in due. Il troncone Ilva, “Archinà-Liberti”, è confluito nell’inchiesta madre sul disastro ambientale, che ha portato al sequestro dei sei impianti dell’area a caldo della grande fabbrica dell’acciaio ed è affidato al pool di magistrati guidato dal procuratore capo Franco Sebastio e dal procuratore aggiunto Pietro Argentino, che puntano a dimostrare così la capacità dell’azienda di essere persuasiva anche nei confronti degli enti pubblici; il filone staccato dalla ‘vicenda Ilva’ è rimasto invece al dottor Epifani. In questo quadro sfaccettato si inseriranno gli avvisi di conclusione delle indagini che avranno come destinatari anche politici tarantini con incarichi di rilievo nella cosa pubblica, dipendenti di enti pubblici ed imprenditori. Insomma, la ‘città che conta’ e che trema, adesso, per i possibili sviluppi di un’inchiesta che – se le indiscrezioni che girano con sempre più insistenza saranno confermate dai fatti – è destinata a lasciare un segno profondo nel capoluogo ionico.

G.D.M.

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