26 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 06:40:39

Cronaca

​Ecco come sarà la Taranto del futuro​

​Il nuovo Piano Urbanistico che cambierà il volto della città​


Quindicimila questionari per chiedere alle
famiglie di Taranto come vivono la città e come vorrebbero
che fosse.

Quindicimila schede fatte arrivare nelle
case dei tarantini attraverso le scuole di tre aree campione:
Borgo, Paolo VI, Talsano-Lama-San Vito. Aree scelte non
a caso, perché insieme alla Città Vecchia costituiranno il
laboratorio sociale e urbanistico sul quale immaginare la
Taranto che verrà. Sì, perché il questionario distribuito
nelle scuole è il primo passo per la costruzione di quella
vision sulla quale dovrà essere elaborato il nuovo piano
urbanistico generale, il cosiddetto Pug. Lo strumento,
cioè, che dovrebbe finalmente superare l’attuale Piano
regolatore, quello adottato dal consiglio comunale nel
1974 e approvato definitivamente dalla Regione quattro
anni più tardi, nel 1978.

Un piano a maglie molto larghe,
quello, disegnato immaginando una città in enorme
espansione, un grande e moderno centro industriale che
avrebbe superato i 350 mila abitanti. Era la città dell’industria
siderurgica, la città che aveva invertito la tendenza
a emigrare verso le industrie di Milano e Torino, verso
i centri siderurgici francesi come Dunkerque, o verso le
miniere del Belgio o della Ruhr. In quegli anni i treni
riportavano tutti a casa e a Taranto, in cerca di un lavoro
nella nuova acciaieria, arrivavano da tutto il Mezzogiorno
fino alla Sicilia e persino dal Nord. Ma Taranto quei
350 mila abitanti non li raggiungerà mai. Si fermerà a
poco meno di 230 mila abitanti nel 1981.

Un’enormità,
certo, rispetto ai poco più dei 24 mila abitanti dei tempi
dell’Unità d’Italia. Troppo pochi, tuttavia, per dare senso
a quel Piano del ‘74-’78 che aveva suggerito uno sviluppo
quasi metropolitano.
Poi sopraggiungerà il declino, lento, forse a lungo inavvertito,
ora percepito come inesorabile. E Taranto adesso si
ritrova a fare i conti con una enorme superficie consumata
nel triangolo che da Lido Azzurro va a Tramontone sulla
direttrice ovest-est e che ha come vertice Paolo VI, a nord.
Tanto, troppo, per una città che negli anni si è piegata su
se stessa fino a scendere sotto i 200mila abitanti.
Ora c’è da ricominciare, da disegnare una nuova Taranto.
E dopo anni di vacue discussioni e partenze a singhiozzo,
ora sembra che il nuovo “treno” sia finalmente partito.

Famiglie, città e lavoro
Il questionario è «l’avvio di un dialogo», dovrebbe costituire
uno scambio di idee e proposte tra cittadini e
amministrazione. Ci sono domande sulla famiglia, sulla
vita sociale, sui rapporti con il centro della città e le sue
periferie, sulla relazione con il mare, la campagna, il
porto e la stessa industria. Senza dimenticare la presenza
dell’Università.
Entro il 10 gennaio questo lavoro, già avviato da alcune
settimane, arriverà a conclusione. Poi questa messe di
dati passerà al Politecnico, dove un apposito gruppo di
lavoro svolgerà un compito di valutazione delle migliaia
di risposte arrivate dalle famiglie. E su queste basi saranno
attivati i focus con la partecipazione di tutti i soggetti titolati
a dire la propria: enti, associazioni di categoria, ordini
professionali, organismi di cittadinanza attiva.

«In quel momento – spiega a TarantoBuonasera l’assessore
Sergio Scarcia – saranno individuati i punti di forza e i
punti di debolezza di questo quadro di conoscenze. E da
questi incontri emergeranno indicazioni
di obiettivi e strategie».
Tutto questo lavoro preparatorio
costituirà il contenuto del Documento
di Programmazione
Preliminare che approderà in
consiglio comunale. Se i tempi
saranno rispettati, tra un anno il
Dpp sarà discusso nell’aula consiliare
per essere approvato: sarà
il cuore applicativo del nuovo
Piano Urbanistico Generale. Un
atto atteso dal 2001, da quando la
Regione disciplinò con la Legge
20 gli strumenti di pianificazione
del territorio. Fino ad oggi siamo a sedici anni di ritardo.
Quello di avviare gli atti per il nuovo piano urbanistico è
stato uno dei primi impegni assunti dal sindaco Rinaldo
Melucci.

Un impegno affidato, appunto, all’assessore
all’urbanistica Sergio Scarcia. Si riparte da qui, dunque,
dopo la falsa partenza della precedente amministrazione
che aveva affidato il lavoro propedeutico al professor Dino
Borri; incarico poi decaduto per effetto di un intervento
dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che aveva riconosciuto
profili di incompatibilità tra l’incarico affidato
a Borri dal Comune e l’attività di docente universitario a
tempo pieno.

Parole d’ordine

“Riconoscimento dei valori e delle risorse territoriali”:
è questo il caposaldo del nuovo piano urbanistico. Vale
a dire: riqualificazione dell’esistente, contenimento del
consumo di suolo, tutela attiva dell’ambiente, del paesaggio
e dei beni culturali. Tutto scritto nell’atto di indirizzo per
la redazione del Documento Programmatico Preliminare.
Una certezza: comunque vada a finire la vertenza Ilva,
Taranto non potrà più dipendere, anche da un punto di
vista urbanistico, dalla presenza industriale.

Ecco allora
la volontà di rispolverare il suo carattere identitario di
“città di mare sul mare”. L’elemento acqua sarà l’identità
intorno alla quale sviluppare la nuova Taranto, l’arcipelago
di isole con la presenza militare, l’interfaccia con il
porto, il ripensamento delle aree demaniali dismesse, la
valorizzazione del mare anche come elemento della mobilità
sostenibile. Con una particolare attenzione ad attività
storiche come la pesca e contesti come il Mar Piccolo, il
Galeso, la Palude La Vela.
Proprio il rapporto col mare pretende una più attenta
riflessione sull’area di Lama-Talsano-San Vito: il “cuscinetto”
urbano che collega la città alla litoranea e alle isole
amministrative, altra risorsa che può costituire un valore
aggiunto in una equilibrata visione di sviluppo delle risorse
naturali e paesaggistiche.

Dice l’architetto Scarcia: «Dobbiamo togliere la polvere
dalle mensole della nostra storia e far risplendere di luce
naturale ciò che vi è sopra. Luce autentica, non artificiale.
È la nostra identità».
Questa riscoperta di identità non
può, però, essere costituita da un
processo imposto dall’alto. Ecco
allora l’importanza che l’assessore
Scarcia attribuisce al coinvolgimento
della città, in tutte le sue
componenti: «Gli elementi innovativi
nella formazione del nuovo
Piano Urbanistico Generale sono
la costruzione collettiva di una
visione condivisa del futuro del
territorio. Una visione che nasca
da un patto tra amministratori,
cittadini e altri partner per realizzare
una strategia condivisa».

Mobilità sostenibile

E intanto, mentre il questionario viaggia nelle scuole e
tra le famiglie degli studenti, si prova a costruire un altro
pezzetto della Taranto che verrà. Nel mosaico delle azioni
e degli interventi una tessera fondamentale è quella della
mobilità sostenibile. L’amministrazione comunale ha affidato
al professor Stefano Ciurnelli, docente universitario,
l’incarico di redigere il Piano della mobilità. Le risultanze
delle primissime attività svolte dal docente sono già state
consegnate in Commissione Assetto del Territorio. Per
gennaio è prevista la consultazione degli stakeholders. Si
fa leva sulle novità che sono intercorse negli ultimi anni:
i parcheggi di scambio di Croce (non ancora ultimato) e
Cimino, la pur controversa pista ciclabile di viale Magna
Grecia, le nuove corsie preferenziali dei bus (viale Liguria
e via Principe Amedeo).
C’è solo da lavorare, dunque, per disegnare la nuova Taranto:
serviranno competenze, capacità di ascolto, dialoghi
costruttivi. Qualità che la città stenta a mettere in luce.
Questa, forse, sarà la vera sfida da vincere.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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