25 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 25 Gennaio 2022 alle 19:57:00

Cronaca

Zone economiche speciali, ultimo treno per il porto

Parla il segretario regionale della Cna, Pasquale Ribezzo


«Abbiamo letto
con un po’ di stupore la presa
di posizione del sindaco di
Taranto sulla Zes a Taranto,
e sul rapporto tra questa e
il retroterra economico della
stessa».

Non accenna ad arrestarsi il
dibattito che ruota attorno
all’ipotesi di “allargare” la
Zona economica speciale di
Taranto a Matera. Sull’argomento,
nei giorni scorsi, è
intervenuto anche il sindaco
Rinaldo Melucci. «Poiché le
risorse a disposizione per la
progettazione e l’avviamento
della Zes non sono illimitate
– ha dichiarato il primo cittadino
– invito stakeholder ed
altri attori istituzionali a non
complicare un tale ordinato
schema di lavoro a vantaggio
della comunità ionica, per
esempio generando confusione
rispetto agli obiettivi del decreto
legge oppure proponendo
allargamenti del perimetro della
Zes ad altre Province ovvero
Regioni, prescindendo da una
propedeutica interlocuzione
con l’amministrazione comunale
di Taranto».

Oggi, sull’argomento, si registra
la presa di posizione di
Pasquale Ribezzo, segretario
regionale della Cna, che attacca:
«A parte il fatto che la
disciplina delle Zes prevede
espressamente il rapporto tra territori non contigui, ci
preme sottolineare che non
stiamo parlando di una zona
Pip. Stiamo parlando della
valorizzazione di un’area retro
portuale che può estendersi
ben al di là della provincia di
Taranto e della stessa Puglia,
dovendo ospitare tutte quelle
attività di produzione e di
servizio che hanno come finalità
l’utilizzo della modalità
marittima di trasporto. Non
solo. Stiamo parlando di un
ultimo treno per il porto di
Taranto – spiega Ribezzo – in
un momento cruciale, seguito
al raddoppio del Canale di
Suez, nel quale non candidare
ed attrezzare Taranto
significherebbe escluderla
definitivamente da ogni rotta.
Taranto può giocare la sua
centralità tenendo conto dei
fattori di contesto internazionali
e planetari. Primo fra tutti
la ripresa di centralità del
Mediterraneo.

E poi la scelta
dei grandi plaiers internazionali
di privilegiare le rotte
che dall’Asia attraverso Suez
passano poi per Gibilterra e
arrivano sulla costa atlantica
degli Usa. Per non parlare dei
tre itinerari della Via della
seta messi in cantiere dalla
Cina. Per attuare questa scelta
le compagnie prediligono
ormai le navi container di
grande capacità; quelle – per
intenderci – che non entrano
nel canale di Panama, ma
attraversano tranquillamente
Suez.
Sono navi che proprio per
la loro capacità non sono
monodestinazione ma prevedono
molti scali sul loro
tragitto. E Taranto potrebbe
essere quello della penisola
italiana. Gli altri non stanno
a guardare. Si è attrezzata da
tempo la Spagna, sappiamo
della riconversione del Pireo,
sono pronti i porti della costa
nord dell’Africa e Porto Said è
divenuto il capofila del sistema
portuale egiziano.

Allora
dobbiamo porci il problema
se considerare anche Matera
– prosegue il segretario
regionale Cna – o non dobbiamo
dire consapevolmente
che se Taranto partisse non
basterebbe la Puglia a soddisfare
le necessità insediative
soprattutto delle strutture di
servizio specializzate nella logistica
e nella “supply chain”.
Auspichiamo per questo che i
provvedimenti sin qui messi
in campo dal Governo trovino
invece il completamento con
la perimetrazione da parte
della Regione della o delle
Zes, dando finalmente il via
allo sviluppo del porto jonico
sul quale da troppo tempo ci
si esercita ma, evidentemente,
senza molto successo».

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