11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 08:18:52

Cronaca

Giangrande: “Siamo pronti al dialogo”. Ed è tutto qui


TARANTO – Sulla carta, avrebbe dovuto essere una conferenza stampa pirotecnica, con verità rivelate e carte sul tavolo. In realtà, nel suo incontro con i giornalisti in merito al caso della Camera di Commercio, Leonardo Giangrande ha ribadito concetti già noti, non ha fatto nomi, riaffermato vecchie convinzioni: noi abbiamo ragione, gli altri sbagliano. Buoni da una parte, cattivi dall’altra. Il presidente di Confcommercio si è presentato ‘scortato’ da Paolo Nigro (Coldiretti) e Riccardo Caracuta (Claai) come lui sfiduciati da diciannove consiglieri su ventisette dal governo dell’ente camerale. All’indomani del pronunciamento del Tar che ha rilevato un vizio di forma – il voto palese al posto di quello segreto – in quella delibera del consiglio camerale, Giangrande ora dice di “volere un dialogo” con il presidente della CdC, Sportelli, e che “il presidente deve decidere adesso cosa vuole fare”.

Il legale che ha assistito Giangrande, l’avv. Misserini, ha specificato che “dal punto di vista del diritto, la giunta torna ad essere quella originaria” cioè quella a cinque, con Giangrande alla vicepresidenza. Nella parole del presidente dell’associazione dei commercianti c’è spazio per considerazioni quali “so di essere scomodo. Non è vero che dopo la decisione dei giudici amministrativi ho brindato, o mi sono messo a gioire (come hanno riportato alcuni giornali virgolettando le sue parole, ndr) ma ho solo preso atto che si è cercato di stravolgere la dignità delle persone e delle associazioni”. Resta, al di là dei giudizi tecnico-giuridici, il dato di fatto: in 19, su 27 consiglieri, hanno firmato la ‘mozione di sfiducia costruttiva’. Compresi rappresentanti della stessa Confcommercio. “I componenti espressi dall’associazione non vengono dalla mia presidenza. Si può non essere d’accordo con il nuovo corso. Poi, lei è un giornalista – ha aggiunto rivolto al cronista che gli ha posto la domanda – si prenda le carte e veda cosa hanno fatto quei diciannove”. Sono state le ultime parole di Giangrande stamattina, prima di andarsene per “altri impegni”. Sempre in merito ai giornalisti, Caracuta aveva usato la formula “macelleria mediatica”. Anche in questo caso niente nomi, solo accuse generiche. E’ tornata sul banco la questione-stipendio, pure questa non proprio una novità. C’è una precisazione, però, da parte di Giangrande. “Se mi si trova un espediente, sono pronto a fare il consigliere a costo zero, senza prendere un centesimo. Non posso però devolvere diversamente un compenso che mi viene erogato, perchè ci pago sopra le tasse”. C’è un passaggio anche in merito all’ipotetico ‘colloquio’ con il gip Martino Rosati, che si è opposto alla richiesta di archiviazione per l’inchiesta penale sulla nomina del segretario generale che vede Giangrande iscritto nel registro degli indagati. Ne aveva parlato lo stesso Giangrande in un’intervista a Nuovo Quotidiano di Puglia, poi ‘rettificata’. “Il giornalista non c’entra nulla. La conversazione era distrurbata, c’è stato un fraintendimento di cui mi assumo ogni responsabilità”. “Vogliamo il dialogo, con tutti” ha ribadito Giangrande “anche se devono cambiare alcuni metodi, come quello che ha portato la Società di Garanzia fuori da Interfidi. La nuova giunta? Su nove, cinque erano espressione dell’industria. Non va bene”.

G.D.M.

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