31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 13:54:00

Cronaca

Braccianti come schiavi. Arrestato imprenditore

Spedizione punitiva contro chi denunciava i soprusi


GINOSA MARINA – Chi denunciava soprusi sul posto di lavoro veniva picchiato. Un imprendtore agricolo di Ginosa Marina e un suo collaboratore di nazionalità rumena sono stati arrestati durante un blitz anticaporalato eseguito dai carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro di Taranto, della Compagnia di Castellaneta e della Stazione di Marina di Ginosa, con il supporto di un elicottero del 6° Nucleo di Bari Palese e del Nucleo Cinofili di Modugno.
I provvedimenti restrittivi, emessi dal gip del Tribunale di Taranto, dottor Giuseppe Tommasino, su richiesta del sostituto procuratore , dott.ssa Giorgia Villa sono stati notificati a S.F., 43enne di Ginosa Marina e a P.M.A., 25enne rumeno.
Rispondono dei reati di intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento del lavoro , estorsione, furto aggravato, lesioni personali, tentata violenza privata. Sempre stamattina è scattato il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca (secondo quanto previsto dalle nuove norme anticaporalato), dell’immobile utilizzato come alloggio per i lavoratori e dei due mezzi usati per il trasporto, per un valore di circa 300mila euro.
Le indagini hanno consentito inoltre la denuncia in stato di libertà di altri tre rumeni accusati di avere, insieme al 25enne arrestato, provocato lesioni personali ad un loro connazionale durante una “spedizione punitiva”. Si sono vendicati per la segnalazione che il bracciante ha fatto alla polizia giudiziaria sulle irregolarità e i soprusi.
L’input all’attività investigativa la denuncia presentata da alcuni rappresentanti sindacali, in nome e per conto di cinque lavoratori rumeni, all’inizio di febbraio scorso. I carabinieri del Nil di Taranto e i loro colleghi della Stazione di Marina di Ginosa hanno pianificato servizi di appostamento che hanno consentito, in breve tempo, di accertare l’esistenza di un sistema di sfruttamento di almeno 35 braccianti i quali, una volta reclutati, venivano occupati “in nero” in condizioni disumane ed in violazione dei contratti collettivi di lavoro.
Dalle indagini è emersa la condizione di disagio e di umiliazione dei braccianti rumeni che, sistematicamente, erano costretti a lavorare tutti i giorni, senza riposo e ferie, fino a diciassette ore al giorno che non era mai superiore a duecento euro al mese.

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