Cronaca

Costretti a docce di soli 5 minuti

Lavoratori privati della propria dignità


GINOSA MARINA – I braccianti sfruttati, con le 200 euro che percepivano al mese erano costretti a pagare, sia al datore di lavoro, sia al suo fido “caporale”, per il posto letto, per le sigarette, per i generi alimentari e di prima necessità, oltre a quelle per il trasporto. Privati della propria dignità, venivano così soggiogati in un sistema lavorativo che sostanzialmente li escludeva dalla società. Particolarmente indicativo dello stato di degrado in cui vivevano i braccianti il fatto che erano costretti ad espletare le proprie necessità fisiologiche all’aperto e a usufruire per soli cinque minuti al giorno delle docce e in modo promiscuo. Durante le indagini, con l’ausilio di personale del servizio di igiene e sanità, i carabinieri hanno accertato l’inabitabilità della casa rurale, presso la quale alloggiavano i lavoratori, tant’è che si è reso necessario un provvedimento di sgombero. Inoltre, grazie all’intervento di una squadra dell’Enel, sono stati scongiurati incidenti collegati alla inadeguatezza dell’impianto elettrico che tra l’altro era stato allacciato abusivamente alla rete pubblica. Secondo l’accusa il datore di lavoro impiegava lavoratori rumeni in condizione di sfruttamento, li costringeva in condizioni abitative e igienico – sanitarie assai degradanti ed estorcerva la prestazione lavorativa, con la minaccia di violenza fisica e di interruzione del rapporto di lavoro.Al “caporale”, rumeno P. M. A., viene contestato di aver reclutato sistematicamente manodopera, al fine di destinarla al lavoro in condizioni di sfruttamento, con metodi di sorveglianza molto rigidi. In due occasioni hanno pestato un bracciante e una bracciante procurando ai malcapitati fratture al volto-

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