20 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 22:59:00

Cronaca

​L’Ilva cade a pezzi. Usb: ecco la foto choc​

Ancora in primo piano il nodo della manutenzione in fabbrica


“Ancora degrado”
nello stabilimento Ilva di Taranto.
Il sindacato Usb “continua a denunciare
lo stato di abbandono e di
mancanza di sicurezza in cui versa
lo stabilimento” e diffonde una nota
con foto decisamente significative.

“Questa mattina abbiamo fotografato
il tetto del capannone Cco1
che, nonostante le nostre ripetute
segnalazioni in questi anni, si presenta
sempre più logoro e a rischio
crollo – spiega francesco Rizzo, coordinatore
provinciale Usb -. Anche
in questo caso, evidentemente, si
attende che qualcuno si faccia male,
prima di intervenire”. Solo di ieri
l’ennesimo incidente grave e il crollo
di alcuni morsetti che hanno sfiorato
dei lavoratori.

Ma dal sindacato
arrivano anche voci diverse. “Sono
d’accordo con Gozzi” così Marco
Bentivogli, segretario generale FimCisl,
si esprime a Focus Economia
di Sebastiano Barisoni su Radio 24
concordando con la posizione del
presidente di Federacciai rispetto alle
scarse possibilità che Mittal compri
Ilva alla situazione attuale del ricorso
e spiega: “Un soggetto industriale
che acquista un’azienda il cui il cuore
produttivo, cioè l’area a caldo, è sotto
sequestro della magistratura, è come
se si acquistasse un appartamento e
ti dovessero spiegare che la cucina e
la sala sono sotto sequestro. qui si
traccheggia in ricorsi e contenziosi
che hanno molto più a che fare con
questioni elettorali che con questioni
industriali”.

Continua Bentivogli a
Focus Economia su Radio 24: “Il
rischio vero è che ArcelorMittal tra
un po’ dica ‘Ci sono altre occasioni
di acquisizione in giro per il mondo,
ci rivolgiamo altrove’, e noi dopo
ArcelorMittal non abbiamo altri
concorrenti, anche la seconda cordata
che ha perso la gara aveva un
conto salatissimo dal punto di vista dell’occupazione e dal punto di vista
salariale. Allora questo deve essere
un richiamo ad un maggiore senso
di responsabilità. L’Aia (autorizzazione
di impatto ambientale n.d.r.), la
tanto discussa ultima Aia del 2012,
contiene le misure più restrittive che
si utilizzano in Europa nella produzione
d’acciaio. Si può discutere di
tutto, però in Germania, in Svezia, in
paesi che hanno un rapporto di eco
sostenibilità nelle produzioni molto
serio, hanno delle autorizzazioni,
dei paralleli di documentazione, di
autorizzazione integrata ambientale,
molto meno restrittivi, il problema è
applicarle, siccome le prescrizioni
non sono tutte applicate. A gennaio
c’è la possibilità di far partire la
copertura dei parchi minerari e di
eliminare per sempre lo spolverio
verso il quartiere Tamburi e il rischio
è proprio che l’operazione di Emiliano
porti a ritardare ulteriormente”.

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