11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 08:07:16

Cronaca

Inchiesta bis, vertice “blindato” tra Procura e Guardia di Finanza


TARANTO – E’ stato un vertice blindato quello che si è tenuto questa mattina in Procura sull’inchiesta “Environment Sold”, “Ambiente Venduto”. Al tavolo, da una parte i magistrati che si occupano del caso, dall’altra i militari della Guardia di Finanza, braccio operativo a cui è delegato il complesso lavoro investigativo. Pare che quella di oggi, pur essendo una riunione di lavoro proficua, sia stata comunque ancora interlocutoria. Un’inchiesta, quella sull’ambiente venduto, che ha puntato i riflettori su autorizzazioni, permessi e controlli per le discariche all’interno delle aziende tarantine. Anche, ma non solo, l’Ilva. Per questo Envornment Sold nasce – mediaticamente, almeno – come inchiesta bis sull’Ilva ma è in realtà decisamente più vasta.

E’ dopo la delega ricevuta dal pubblico ministero Remo Epifani che gli uomini delle Fiamme Gialle “arriveranno” a Giro-lamo Archinà, ormai ex pr Ilva, estromesso da Bruno Ferrante il 4 agosto scorso, quando il suo nome è emerso dalle carte dell’inchiesta. Dalle telefonate registrate nell’ambito della cosiddetta ‘inchiesta bis’ uscirà poi l’ormai notissima storia della busta con 10.000 euro consegnata il 27 marzo del 2010 all’allora consulente della Procura, il professor Lorenzo Liberti, incaricato di una perizia sulla diossina. “Ammorbidita”, secondo la ricostruzione del dottor Epifani, dalla mazzetta consegnata da Archinà in un autogrill dell’autostrada A14. Lo stesso Liberti, a novembre, è stato convocato dal pm, ed in quella occasione l’ex preside della facoltà di Ingegneria di Taranto ha respinto con forza ogni accusa. A marzo è quindi arrivata, da parte del giudice delle indagini preliminari, il dottor Giuseppe Tommasino, la proroga delle indagini preliminari, mentre l’inchiesta si è divisa in due. Il troncone Ilva è confluito nell’inchiesta madre sul disastro ambientale, che ha portato nel luglio scorso al sequestro dei sei impianti dell’area a caldo del siderurgico, ed è affidato al pool di magistrati guidato dal procuratore capo Franco Sebastio e dal procuratore aggiunto Pietro Argentino – è la dottoressa Giovanna Cannarile a seguirlo; il filone staccato dalla ‘vicenda Ilva’ è rimasto invece al dottor Epifani. In questo quadro sfaccettato si inseriranno gli avvisi di conclusione delle indagini (tredici, sempre secondo le indiscrezioni, in questa prima fase) che avranno come destinatari anche politici tarantini con incarichi di rilievo nella cosa pubblica, dipendenti di enti pubblici ed imprenditori. Oggi i magistrati incontreranno anche i custodi giudiziari dell’Ilva. Quest’ultimo incontro potrebbe portare ad un ulteriore avanzamento della fase attuativa del sequestro e interessare altri impianti dopo il parco minerali.

G.D.M.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche