21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 07:06:02

Cronaca

​La statua di Augusto scippata a Taranto​

Il monumento sottratto, sfregio al lungomare


La premessa è che, a giudizio non solo mio
ma di quasi tutti gli esperti in materia (soprattutto degli
archeologi e di quanti hanno a che fare con l’antichistica), le
Soprintendenze miste di Archeologia belle arti e paesaggio
(Abap, in sigla) sono state un errore: troppe competenze
mescolate insieme, con professionalità differenti ad interagire
in campi troppo difformi.

Ma quella è una riforma
che ha riguardato l’Italia intera.
Parliamo di Puglia, invece. La prima Soprintendenza a
nascere in Puglia è stata quella archeologica, con sede in
Taranto e competenza sull’intera Regione (e per un lungo
periodo anche sul Materano), nel 1907. Nacque peraltro
sull’esperienza dell’Ufficio scavi retto dal 1880 da Luigi
Viola. Dopo quelle archeologiche, lo Stato istituì Soprintendenze
architettoniche, che ebbero varie denominazioni.
Regionali o sub-regionali. Le Soprintendenze miste hanno
avuto ambiti più ristretti.

In Puglia ne sono state istituite
tre: Foggia-Bat (nuova di zecca); Bari (dove già esisteva
da tempo la Sopritendenza architettonica); Lecce-BrindisiTaranto
(a Lecce da pochi anni operava una Sopritendenza
architettonica subregionale per il Salento, Taranto inclusa).
La logica avrebbe voluto che, quanto meno, a Taranto (ricchissima
ed importantissima per patrimonio archeologico,
architettonico e paesaggistico) si istituisse una autonoma,
quarta Soprintendenza. Invece, proseguendo nello scippo,
Taranto fu di fatto
annessa a Lecce,
secondando una
antica vocazione
egemonica leccese,
ripristinando
in sostanza la
situazione ante1923,
quando il
circondario di
Taranto fu eretto
a Provincia, abbandonando la
cosiddetta Terra
d’Otranto.

A Taranto, senza
rispetto per la
sua storia, per le
sue genti, per la
sua strategicità
nel quadro dell’economia nazionale (alla quale i Tarantini
devono pagare pesanti pedaggi non ricevendo mai il
minimo indennizzo), insieme con la Soprintendenza sono
state scippate altre istituzioni, fra le quali ormai un anno
e mezzo fa la Banca d’Italia. Nella cui sede, un
edificio di pregio che faceva parte del progetto di monumentalizzazione
del lungomare voluto dal fascismo, e che
ha in gran parte preservato dalla devastazione il primo
tratto dell’affaccio a mare della città, fu collocata una
statua in bronzo, replica del cosiddetto “Augusto di Prima
Porta”, una statua che celebrava in Ottaviano Augusto il
pacificatore del mondo romano e l’unificatore dell’Italia.

Repliche della statua furono collocate in varie città d’Italia,
oltre a quella eretta a Roma in via dell’Impero (oggi via
dei Fori imperiali). Nei giorni scorsi la statua, visibile dal
lungomare, è stata rimossa (e presumibilmente trasportata a
Lecce, dove, guarda caso, la sede di Bankitalia è rimasta…),
col paradossale avallo della Soprintendenza Abap leccese.
Alla faccia della tutela!
La sottrazione del monumento è grave in sé, ma lo è ancora
di più per lo sfregio al lungomare monumentale, ed
ancora per di più per la totale noncuranza con la quale una
istituzione dello Stato mostra di guardare a Taranto.

E che
ripropone con urgenza (ricordiamocene magari anche alle
elezioni, il 4 marzo), insieme con la richiesta di restituzione
della statua rubata, che faceva ormai (dal 1942) parte integrante
del paesaggio urbano, la questione della istituzione
a Taranto di una Soprintendenza Abap.

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