20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 15:55:41

Cronaca

Stop al parto indolore. La rivolta delle mamme


TARANTO – Determinate come solo le donne sanno esserlo. E pronte a sfidare anche l’ultima coda del caldo estivo. Stamattina un gruppo di mamme – tra loro anche donne incinte e con figli e passeggini al seguito – si sono date appuntamento sotto la sede della Asl. Protestano perchè, ormai da marzo, a Taranto, al Santissima Annunziata, non è più possibile optare per il parto indolore. E per avere tutti i chiarimenti del caso si sono dirette presso gli uffici dell’Asl, incontrando, dopo un breve sit-in, il direttore sanitario, la dr.ssa Leone. A farsi portavoce del “Comitato donne per il parto indolore” è la signora Ammirati: “Negli ultimi tre anni in virtù di una convenzione con la Regione al Santissima Annunziata era possibile scegliere il parto indolore gratuito.

Sono mamma di due bambini e in un caso ho provato cosa vuol dire avere questa possibilità. Ed è proprio per fare in modo che anche le altre donne abbiano la possibilità di scelta che siamo qui. Partorire in analgesia ha un costo troppo alto, intorno ai 700 euro, non tutti possono permetterselo. Chiediamo che venga rinnovata la convenzione o che comunque venga ripristinato il servizio che in due anni e mezzo ha consentito ad un migliaio di donne tarantine di partorire in analgesia”. Fin qui le richieste. Ad accogliere il comitato il dirigente della Asl: “Eravamo una quindicina e tra noi c’erano anche donne che devono partorire ad ottobre in cerca di informazioni” riferisce a fine incontro la portavoce del comitato. “Alla d.ssa Leone abbiamo esposto il problema e spiegato le nostre ragioni. Non abbiamo ricevuto nessun impegno: vedranno cosa si potrà fare. Sembra che ci siano anche problemi di personale, gli anestesisti che ci sono vanno divisi tra i vari reparti e vanno formati. Abbiamo anche chiesto il perchè in altri comuni della provincia, come Martina e Castellaneta, c’è questa possibilità mentre a Taranto non più. Ora vediamo quel che succederà. Per lo meno siamo state ascoltate. Per noi è comunque importante che se ne parli”.

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