21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 16:41:48

Cronaca

Col prefisso unico lavoro a rischio

Telefonate promozionali: emendamento dell'on. Vico


TARANTO – C’è il rischio di perdere 25mila posti di lavoro nei call center. L’allarme lo lancia l’onorevole Ludovico Vico, che ha proposto un emendamento al disegno di legge AC. 4619 che prevede l’istituzione di un prefisso unico nazionale per le chiamate telefoniche a scopo promozionale e di ricerche di mercato.
«Ho fatto richiesta di soppressione dell’articolo 2 – spiega il deputato – con il quale si vorrebbe istituire un prefisso unico per tutti i call center, anche quelli delocalizzati, che operano in outbound. Il permanere di tale articolo metterebbe a rischio oltre 25.000 posti di lavoro, ponendo in crisi l’intero settore che impegna molti giovani, soprattutto nel sud Italia». L’emendamento dell’on. Vico raccoglie le preoccupazioni dei lavoratori le istanze avanzate dai sindacati di categoria Slc-Cgil, FistEl- Cisl e Uilcom – Uil. Attraverso l’istituzione di un “numero unico”, infatti, aumenterebbe il rischio di delocalizzazione dei call center dall’Italia all’estero da parte delle aziende. Condizione che crea non poche preoccupazioni tra gli operatori del settore.
«La tutela di utenti che non vogliono ricevere offerte commerciali telefoniche e la regolamentazione di un settore che va necessariamente disciplinato in maniera più chiara, in modo da disincentivare la concorrenza sleale – dice Vico – non può passare attraverso un provvedimento che mette a repentaglio il lavoro di migliaia di giovani, ma deve essere garantita tramite il potenziamento del registro delle opposizioni e delle norme che lo regolano, così come previsto dallo stesso Ddl».
Dopo l’approvazione al Senato, avvenuta lo scorso 2 agosto, e la presentazione degli emendamenti, il Ddl sarà sottoposto all’esame delle commissioni competenti (IX Commissione Trasporti e X Commissione Attività produttive). «Mi auguro – conclude il deputato Dem – che a tutela dei lavoratori, l’emendamento soppressivo dell’art.2 venga accolto».

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