17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 19:23:30

Cronaca

​«Solo seicento euro agli operai dell’indotto Ilva»​

Il segretario Valerio D’Alò: Sul caso del siderurgico un clima di esasperazione


«Mentre la trattativa Ilva
registra ulteriori rinvii e ritardi, cresce
l’esasperazione dei lavoratori diretti
e soprattutto delle ditte dell’appalto.
I primi a casa da tempo, gli altri che
anche nell’ultimo mese hanno avuto
l’amara sorpresa di non ricevere la retribuzione
o di percepire – nonostante
già creditori nei confronti delle imprese
– un ulteriore “acconto” per il lavoro
prestato, che si aggira intorno a soli
600 euro. Non da meno registriamo
l’aumento di procedure di Cigs dovute
alla mancanza di “avvio lavori” pur
in presenza di commesse acquisite».

Così Valerio D’Alò, segretario TarantoBrindisi
della Fim Cisl. «Quando più
volte abbiamo denunciato le lungaggini
della trattativa e la necessità di far presto facevamo riferimento anche a
questo, oltre che al fatto che a pagare in
termini economici l’attuale situazione
di Ilva sia la collettività e non un reale
responsabile. Di sicuro tirar per le
lunghe il negoziato non farà avviare
gli investimenti previsti – complessivamente
pari a circa 5 miliardi – utili alle
opere di adeguamento ambientale e di
rilancio del sito di Taranto, nonché alla
ripresa delle attività per le ditte dell’appalto
e la possibile risoluzione della
partita riguardante i crediti pregressi.
L’atteggiamento di Confindustria
nell’ultimo periodo non aiuta, anzi:
strumentalizza una reale ed evidente
difficoltà (quella dei vecchi crediti
non riscossi), facendola però ricadere
totalmente sulle spalle dei lavoratori.

Atteggiamento che riteniamo dannoso
e inaccettabile. In questi giorni
avremmo dovuto assistere all’avvio
della cantierizzazione della copertura
dei parchi minerali e mentre a si soffre
per l’ennesimo Wind Day, bisognerà
far luce – qualora dovessimo trovarci
di fronte a nuovi ritardi – su chi dovrà
ricadere la reale responsabilità dell’ennesima
cosa “non fatta” o “fatta dopo”,
a scapito della salute dei cittadini».

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