Cronaca

Ci vorrebbe un bravo elettricista

Per rimettere a posto i circuiti andati in tilt con le scintillanti polemiche sulla vertenza ambientale


Ci vorrebbe un
bravo elettricista per rimettere
a posto i circuiti andati
in tilt con le scintillanti polemiche
sulla vertenza ambientale.
Nelle ultime settimane
abbiamo avuto corto circuiti
a ripetizione.

Ha cominciato
Bonelli alleandosi col Pd: il
leader dei Verdi che aveva
dichiarato guerra ai decreti
“salva Ilva” è convolato a
nozze col partito odiato a
morte dalla galassia ambientalista
e al quale viene
attribuita la responsabilità
di quei decreti. Questione
di sopravvivenza politica
che ha disorientato i suoi
seguaci. Poi ci sono state le
ulteriori divisioni prodotte
dal tira e molla della coppia
Emiliano-Melucci contro il
ministro Calenda. Ricorso
sì, ricorso no. Tra chi aveva
esultato per questa alzata di
scudi di sindaco e presidente
della Regione c’è stato chi
ha dovuto ricredersi perché,
a ben vedere, nella bozza
di accordo proposta al governo
c’è la clausola sugli
indennizzi per chi è colpito
dalle malattie che ha fatto
storcere il naso ai duri e puri.

Un baratto tra soldi e salute,
secondo gli ortodossi. Risultato:
altre divisioni e scontro
frontale tra “il giovane Montalbano”,
al secolo Michele
Riondino, testimonial dei
redivivi “Liberi e pensanti”,
e alcuni attivisti di Peacelink.
Il paradosso: proprio
chi è considerato il nuovo
bulldozer delle ragioni green,
cioè Michele Emiliano, ha
finito per polverizzare quel
fronte ambientalista già di
suo divorato da personalismi
e isterismi. In questo clima
di disorientamento generale,
il corto circuito più ad alto
voltaggio lo ha innescato la
polemica sui dati della qualità
dell’aria. Il ministro Galletti tira fuori i dati di Arpa e Asl (enti
della Regione) che certificano come negli ultimi quattro
anni la qualità dell’aria a Taranto sia migliorata e sia
nei parametri di legge.

Dati che la Regione si era ben
guardata dal pubblicizzare, forse proprio per non disinnescare
una certa aggressività politica contro il governo.
Ecco però che contro Galletti parte lancia in resta l’ingegnere
Barbara Valenzano, custode giudiziario dell’Ilva,
dirigente dell’Arpa e della stessa Regione: quei dati non
sono attendibili perché le centraline dell’Arpa non sono
idonee a rilevare le emissioni degli impianti industriali.
Che un po’ equivale a sconfessare il lavoro degli enti di
cui si è dirigente. Di più: equivale a sconfessare il provvedimento
di sequestro firmato dal gip Patrizia Todisco
ed eseguito quel fatidico 26 luglio 2012. Un provvedimento
fondato anche sui rilevamenti dell’Arpa e che ha
dato seguito alla nomina dei custodi giudiziari dello stabilimento,
l’ingegnere Barbara Valenzano tra questi.

Riepilogando:
l’ingegnere Valenzano mette in dubbio l’attendibilità
dei dati sui quali, insieme ad altre rilevanze
d’indagine, è basato quel decreto di sequestro in virtù del
quale la stessa Valenzano è stata nominata custode degli
impianti sequestrati. Un corto circuito che non è sfuggito
all’ex direttore dell’Arpa, Giorgio Assennato, il quale non
solo sconfessa l’ ingegnere sulla bontà dei dati dell’Arpa
e sulla idoneità delle centraline, ma addirittura spiega
come simili affermazioni possano mettere in discussione
tutta l’impalcatura del processo Ambiente Svenduto. Un
favore all’Ilva, insomma. Il paradosso: a difendere Ambiente
Svenduto è Giorgio Assennato che in quel processo
è imputato. Sì, ci vorrebbe proprio l’elettricista. Dopo
il 4 marzo, magari.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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