21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 17:59:00

Cronaca

L’Ilva e i partiti, la caduta degli dèi

Il futuro del siderurgico


L’apripista è stato Angelo Bonelli.
Non si è mai spinto nel dire
che l’Ilva deve restare aperta, ma
la sua alleanza col Pd – checché
ne dica qualche suo religioso
credente – rende di fatto impercorribile
la sua linea politica
portata avanti per anni a Taranto
sulla chiusura dello stabilimento
siderurgico.

Bonelli ha sdoganato
quel Pd per anni demonizzato
come partito degli inquinatori,
dei salva Ilva, complice di drammi,
malattie e morti secondo la
vulgata più oltranzista dell’area
green. Basterebbe ricordare il
coro “assassino-assassino” col
quale fu accolto Matteo Renzi
appena un anno e mezzo fa quando
venne ad inaugurare la nuova
ala del museo.

Del resto solo un
mese prima, lo stesso Bonelli e il
suo compagno di partito Giobbe
Covatta – altro ambientalista che
a Taranto venne ad auspicare la
morte dell’Ilva – avevano siglato
l’intesa elettorale con il renziano
Roberto Giachetti, il candidato
sindaco del Pd per la Capitale.
Oggi quella intesa per il Campidoglio
diventa una alleanza
politica nazionale: un requiem
per la credibilità politica di chi
a Taranto viene a raccontare
che l’Ilva deve essere chiusa e a
Roma si allea con chi l’Ilva non
solo la tiene in vita ma si ostina
tenacemente a rilanciarla.

È la
legge della sopravvivenza.
Poi è arrivato Michele Emiliano,
al quale si sono aggrappate costole
ambientaliste forse orfane
di un profeta. Assurto a icona
green prima per la decarbonizzazione
e poi per i ricorsi anti Ilva
e anti governo, il presidente della
Regione ha gelato ogni entusiasmo
verde con le dichiarazioni
rilasciate a Bruxelles appena
qualche giorno fa: «Io sto facendo
di tutto per tenere l’Ilva aperta
e chi ci accusa di voler chiudere
l’Ilva deve vergognarsi». Un’altra
divinità evaporata dal pantheon
ambientalista.

Infine, ultimo in ordine di tempo, ci
ha pensato Gigi Di Maio ad affondare ogni residuo entusiasmo
di chi è rimasto a credere misticamente che davvero
ci sia qualche big ansioso di chiudere la più grande
acciaieria d’Europa. Contro Di Maio si sono levati persino
i Liberi e Pensanti, che a Taranto hanno espresso i
due consiglieri comunali (uno anche candidato sindaco)
eletti nel Movimento Cinquestelle. Queste elezioni forse
non riusciranno a proclamare un vincitore certo, ma uno
sconfitto sicuro esiste già: l’integralismo velleitario. Se
ne facciano una ragione quanti hanno creduto e tuttora
credono nel dogma che esistano partiti, gruppi o leader
con una purezza politico-genetica nel proprio dna. La
politica è laica, non è Verbo.

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