29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Ottobre 2020 alle 19:53:45

Cronaca

Il futuro dell’Ilva, « Non faremo la fine di Bagnoli»

Parla Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm: dalla “soluzione amianto” agli errori di Riva


Rocco Palombella

Gli esuberi, i tagli agli stipendi, la
perdita dei diritti acquisiti, gli interventi per il risanamento. Tante, troppe
incognite sul futuro dello stabilimento siderurgico. Per evitare gli esuberi,
il segretario della Uilm Rocco Palombella, ha una sua idea.

Segretario, ci
vuole spiegare la sua proposta sui prepensionamenti?
Non parlerei di
prepensionamenti. Io faccio un altro ragionamento: nello stabilimento di
Taranto ci sono ancora materiali killer come l’amianto. Proprio per l’amianto
furono riconsciuti i benefici fino al 1992. Da quella data in poi l’amianto è
stato bandito, ma non del tutto smaltito. Così i benefici furono prorogati fino
al 2003, con un beneficio di cinque anni per ogni dieci lavorati in esposizione
all’amianto. Questa soluzione ha permesso anche un ricambio generazionale all’interno
dello stabilimento. La mia proposta: quando saranno accertati esuberi (che,
detto per inciso, per noi non ci sono) allora applichiamo i benefi ci per l’amianto
invece che ricorrere alla cassa integrazione, che è più onerosa e contiene il
rischio di essere tenuta in piedi fi no al 2023.

Ma gli esuberi non
dovrebbero essere utilizzati per le bonifiche?
Per le bonifiche servono
società specializzate con lavoratori specializzati in quel settore. E, poi, che
facciamo? I lavoratori dopo essere rimasti esposti per anni all’amianto li
mandiamo ad esporsi ulteriormente per rimuovere i materiali pericolosi? Sarebbe
un paradosso. Meglio mandarli in pensione e affi dare le bonifi che ad altre
società specializzate.

Si aspettava che saremmo arrivati ad una situazione
di questo tipo?
Quando l’Ilva passò nelle mani di Riva pensai che fossimo
davanti all’ultima riorganizzazione della siderurgia. Già quello fu un
passaggio lacrime e sangue. Ora siamo messi addirittura peggio, perché neanche Riva
azzerò i diritti acquisiti come vuole fare AmInvestCo. Purtroppo i governi
hanno perso forza e sono le multinazionali a dettare le condizioni. L’intera
siderurgia italiana rischia di passare nelle mani degli indiani. Ricordiamoci
che oltre Arcelor Mittal per Taranto, c’è Jindal per Piombino. In Francia, come
insegna la vicenda Fincantieri, hanno agito diversamente. Questo l’ho detto anche
al ministro Calenda.

Perché il sistema industriale italiano è andato così in
crisi?
Perché i governi hanno sottovalutato il sistema industriale, nonostante
il nostro sia un paese manifatturiero. Ora si cerca di recuperare, ma è già tardi:
i gruppi italiani non ci sono più e quelli presenti nelle cordate straniere hanno
un ruolo molto marginale. Abbiamo perso la supremazia.

Ha citato Riva. Quale
è stato l’errore dei Riva a Taranto?
Quello di essersi chiusi nel loro recinto.
Per dormire avevano attrezzato persino una foresteria all’interno dello
stabilimento. Non hanno ascoltato le istituzioni, non hanno ascoltato i
sindacati, non hanno ascoltato la città. Hanno creduto che bastasse pagare gli
stipendi per spadroneggiare. Avevano tutte le risorse per investire nell’ambiente
e non lo hanno fatto. I Riva non erano interessati alla città.

Non crede che
i sindacati siano stati troppo deboli nei confronti di Riva?
Riva
interloquiva solo con i sindacati aziendali e questo ci ha indeboliti. Ma
quella di Riva è stata una vittoria di Pirro.

Perché c’è una parte di città
ostile ai lavoratori?
A Taranto si è sempre ragionato in termini di uno
contro l’altro. A Torino, la città vuole bene alla Fiat, a Piombino il sindaco
si incatenò per evitare la chiusura dell’altoforno. Purtroppo, la “chiusura” di
Riva ha fi nito per isolare la fabbrica dal resto della città. Comunque, se è
vero che esiste una parte della città ostile ai lavoratori, è anche vero che
molta gente non ha questo atteggiamento. La maggior parte dei cittadini non vuole
che l’Ilva chiuda, ma vuole uno stabilimento che dia lavoro senza nuocere alla
salute.

Crede che questo obiettivo sia ancora raggiungibile?
Ce la
faremo. Senza Ilva diciamo addio alle bonifiche e al risanamento ambientale.
Lo stabilimento di Bagnoli fu sacrificato per Taranto. Sono passati trent’anni
e Bagnoli è un cimitero e io non voglio che qui si faccia la fine di Bagnoli.

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