Cronaca

Stop degli impianti, al via lo spegnimento dell’Altoforno 1


TARANTO – Stop degli impianti. L’Ilva di Taranto appronta lo spegnimento dell’Altoforno 1. Quella appena iniziata è una delle settimane più difficili per l’azienda, che intanto si prepara a presentare un nuovo piano di interventi al procuratore Sebastio, il quale ha ribadito e precisato che la produzione del colosso siderurgico non va ridotta, ma inibita. Nell’azienda questa mattina circolano voci sull’inizio del processo per lo spegnimento dell’Alforno 1. Ma secondo Mimmo Panarelli, segretario provinciale Fim-Cisl l’evento non sarebbe direttamente collegato alla vicenda giudiziaria. “Per l’Afo 1 è prevista la fermata per raggiungimento degli anni di produzione, in quanto gli altoforni hanno un periodo massimo per marciare. Lo spegnimento di questo impianto, tra l’altro uno dei più vecchi e il più piccolo, era già in programma per il prossimo anno”.

A questo punto, visto anche il chiarimento della magistratura sul ciclo di produzione, si potrebbe ipotizzare che la fermata dell’Afo 1 sia stata solo anticipata. “Il blocco dell’impianto, che è uno di quelli sotto sequestro – ha aggiunto Panarelli – servirebbe al rifacimento e alla messa a norma dello stesso, obiettivo indicato anche dalla stessa Procura”. A quasi due mesi dal sequestro ordinato dal gip Patrizia Todisco per disastro ambientale, cominciano forse oggi i giorni più difficili per l’Ilva di Taranto. L’avviso del procuratore capo Franco Sebastio è chiaro: “Il sequestro impone l’eliminazione delle emissioni inquinanti e pericolosi e all’uopo inibisce qualunque attività produttiva degli impianti sequestrati. Il sequestro inibisce l’utilizzo degli impianti e delle aree sequestrate ai fini produttivi, ivi compresi i parchi minerari”. Ma intanto in mar Grande ci sono ancora navi che attendono di poter scaricare. Panarelli, a proposito del rifornimento ai parchi minerari, ha aggiunto: “Ieri c’è stato l’ultimo carico dalla navi. Al momento i parchi sono pieni. Si continuerà ad attingere dalle scorte. Quando servirà altro materiale, passerà al vaglio dei custodi giudiziari la richiesta dell’azienda di ricevere altri carichi”. Ancora una volta la Procura marcia per la sua strada che è appunto quella di far avanzare il sequestro e di evitare la continuazione del reato, ovvero il disastro ambientale. Un’eventuale variazione di linea potrebbe avvenire solo se l’Ilva presentasse un piano di interventi agli impianti sequestrati che fosse poi accettato dai giudici perchè ritenuto valido in quanto rispettoso delle prescrizioni formulate. Se sarà così, lo vedremo molto presto perchè l’Ilva si è impegnata a presentare presto il progetto. Per ora, invece, i custodi dovranno impedire “qualunque attività produttiva”.

Serena Scarinci

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