25 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 25 Gennaio 2022 alle 22:11:00

Cronaca

Copertura dei parchi, basta con gli sconti

Legambiente Taranto: Wind Days simbolo del disastro


L'ex Ilva di Taranto

«I provvedimenti approvati
dall’Amministrazione Comunale
di Taranto, dalla revisione
del protocollo previsto per i wind
days – arrivando a contemplare in via
precauzionale la chiusura delle scuole
presenti nel quartiere Tamburi – alla
decisione di impugnare il DPCM con
cui è stata approvata la nuova A.I.A.

Ilva, hanno il merito di dare forma e
rappresentanza all’opinione e ai sentimenti
di una città stanca di attendere
interventi perennemente rinviati e di
dover perciò convivere con situazioni
inaccettabili, fortemente insoddisfatta
delle misure contenute nel nuovo Piano
ambientale adottato il 29 settembre
e dei suoi tempi di attuazione». In
coda ad una settimana lunghissima
sul fronte ambientale ed industriale,
ad intervenire è Legambiente. «Le
immagini diffuse in occasione dell’ultimo
wind day hanno reso plasticamente
evidente a cosa sono esposti i
cittadini di Taranto in perenne attesa
della copertura dei parchi minerali,
per la cui realizzazione – incredibilmente
– la nuova A.I.A. concede a
Mittal un margine di tempo molto più
ampio di quello contemplato dalla
precedente.

Si va dai tre ai quattro
anni, a seconda di quando gli indiani
prenderanno eventualmente possesso
degli impianti, a fronte dei 28 mesi
previsti dal precedente piano ambientale
e dei due anni presumibilmente
necessari stando ai report Ilva diffusi
durante la procedura di assegnazione.
Durante questo tempo gli interventi di
mitigazione rimarranno quelli previsti
sinora: l’unica novità è infatti costituita
dalla previsione di un limite massimo
pari a 14,5 milioni di tonnellate/anno
per la giacenza media annua dei parchi
primari fino al completamento della
relativa copertura: una misura positiva,
ma insufficiente, che non tiene peraltro
conto dei possibili picchi».

Legambiente «aveva chiesto ben altro.
Innanzitutto il ripristino dei 28 mesi
previsti dal precedente piano ambientale
che consideriamo ampiamente
suffi cienti considerato che le attività di
caratterizzazione sono già state effettuate,
mentre – all’epoca- erano ancora
tutte da realizzare e, insieme, misure
che ponessero a carico dell’azienda e non dei cittadini il peso degli interventi
necessari a ridurre l’impatto dei wind
days sulla popolazione e sui lavoratori:
dai tempi di sfornamento e di distillazione
del coke, alla riduzione ed alla
fi lmatura dei cumuli, al rallentamento
di specifi ci processi produttivi. Ma
niente di tutto questo è stato preso in
considerazione: il Governo ha dato
il via libera a un Piano che concede
complessivamente a Mittal fi no a sei
lunghi anni per realizzare opere di
cui c’è invece necessità immediata.

Ci chiediamo con quale coraggio
esponenti del Governo continuino a
ripetere la litania dei tempi anticipati
quando è vero esattamente il contrario.
Per questo consideriamo positivamente
l’operato del Comune di
Taranto che, nei limiti ristretti che la
legislazione gli concede, dimostra di
voler mantenere un atteggiamento
non subalterno agli interessi della
multinazionale dell’acciaio e di voler
esercitare un controllo sull’attuazione
delle prescrizioni esistenti a partire
dal rispetto delle misure comunque
previste di contenimento della produzione
e di maggiore filmatura
durante i wind days.

Siamo convinti
che sia i provvedimenti adottati che
quelli annunciati, a prescindere dalla
loro effi cacia e dal loro esito, diano
maggiore forza ai rappresentanti dei
lavoratori che siederanno il 31 ottobre
al tavolo negoziale con AM InvestCo,
cui riteniamo sarebbe stato opportuno
venissero invitati anche i rappresentanti
istituzionali dei territori interessati.
Una maggiore forza che, pur nella ovvia
grande diffi coltà di una trattativa in
cui Mittal ha già messo sul piatto della
bilancia migliaia di esuberi, pensiamo
possa essere utilizzata per provare a
tenere fi nalmente insieme le ragioni
del lavoro, della salute e dell’ambiente
puntando a far rientrare dalla
finestra del Piano Industriale ciò che
il Governo non ha fatto entrare dalla
porta di un Piano Ambientale di fatto
sbilanciato a favore di Mittal.

Non si
tratta di una “missione impossibile”,
ma certamente è un obiettivo che
può essere perseguito solo se la città
nel suo complesso e i suoi attori istituzionali,
politici, economici e sociali
in particolare, sapranno ricercare e far
prevalere le ragioni di una possibile
battaglia comune che, a nostro avviso,
deve puntare a ottenere: una forte riduzione
dei tempi previsti per le realizzazione
delle opere prescritte dalla nuova
A.I.A., a partire dalla copertura dei
parchi minerali e dal rifacimento delle
cokerie; l’adozione di nuove tecnologie
produttive, diverse dal ciclo integrale,
capaci di abbattere fortemente
le emissioni inquinanti, indispensabili
per traguardare una capacità produttiva
superiore ai 6 milioni di tonnellate/
anno senza esporre i cittadini a rischi
inaccettabili».

«A questo – dice
l’associazione ambientalista – deve
accompagnarsi l’apertura immediata
di un confronto col Governo e con i
commissari Ilva che faccia chiarezza
sulla bonifi ca delle matrici ambientali,
sul cronoprogramma delle attività
in capo ai Commissari e, quindi, sul
“come, dove, quando” verranno spesi
i soldi rivenienti dalla transazione con
la famiglia Riva, e su eventuali risorse
aggiuntive da impegnare nelle attività
di bonifica esterne».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche